
Diciassette anni e sette mesi di reclusione per il patrigno e nove anni di reclusione per la madre. È la condanna chiesta dalla Procura generale della Corte d’Appello dell’Aquila per la coppia accusata di violenza sessuale aggravata in concorso ai danni di una bimba di nove anni, oggi dodicenne. Il processo d’Appello è cominciato l’altro giorno con la Procura che ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado emessa a febbraio scorso. I fatti sono avvenuti in un paese del Centro Abruzzo. Il patrigno, siciliano di 45 anni, era stato incastrato grazie alle telecamere e alle cimici piazzate in casa dai carabinieri, che erano intervenuti in tempo reale. La minore aveva parlato delle attenzioni morbose dell’uomo ad un’amichetta e quest’ultima aveva riferito tutto al padre naturale della bimba che aveva denunciato l’accaduto. Erano così scattate le indagini, da cui è emerso che le attenzioni dell’uomo, un pluripregiudicato, nei confronti della ragazzina erano andate avanti per circa un anno: dall’estate 2022 a quella del 2023. Così i carabinieri, dopo aver installato le telecamere in casa, avevano assistito alla violenza in diretta, intervenendo prontamente. Il 45enne aveva poi reagito ai militari, oltraggiandoli. L’uomo, da qel giorno, è rinchiuso dietro le sbarre. Alla sbarra è finita anche la madre della minore, accusata del concorso di reato.La ragazzina, lo scorso anno, aveva riabbracciato il padre naturale dopo che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva sospeso la potestà genitoriale alla madre imputata










