
Una mobilitazione nazionale per denunciare il crollo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori e chiedere maggiori controlli sulla provenienza delle materie prime. Migliaia di imprenditori agricoli aderenti a Coldiretti sono scesi in piazza in tutta Italia per protestare contro quelle che l’organizzazione definisce pratiche speculative che stanno colpendo duramente due settori simbolo dell’agroalimentare nazionale: l’olio extravergine d’oliva e il grano. L’iniziativa ha coinvolto tredici capoluoghi di regione. In Abruzzo la manifestazione si è svolta davanti alla Prefettura di Pescara, dove numerosi agricoltori provenienti dalle quattro province hanno consegnato un documento contenente richieste e proposte rivolte alle istituzioni. Al centro della protesta vi è la crescente preoccupazione per la situazione economica che interessa le aziende agricole. Secondo Coldiretti, i prezzi riconosciuti ai produttori sarebbero ormai troppo bassi rispetto ai costi sostenuti per coltivare e trasformare le materie prime, con il rischio di mettere in difficoltà intere filiere produttive. Particolarmente delicata appare la situazione del comparto cerealicolo. Gli agricoltori denunciano quotazioni del grano considerate insufficienti a coprire le spese di produzione, mentre sugli scaffali dei supermercati pasta e pane continuano a essere venduti a prezzi decisamente superiori. Una situazione che, secondo l’organizzazione agricola, evidenzierebbe uno squilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera. In Abruzzo il settore cerealicolo riveste un ruolo strategico, con circa 90 mila ettari coltivati a cereali, dei quali oltre 34 mila destinati al grano duro. Numeri che testimoniano l’importanza economica e sociale di una produzione che coinvolge migliaia di aziende agricole. Non meno preoccupante è il quadro che riguarda l’olivicoltura. La regione può contare su circa 15 mila aziende, oltre 38 mila ettari coltivati e quasi trecento frantoi attivi. Nonostante ciò, i produttori stanno facendo i conti con una forte riduzione delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva, a fronte di costi produttivi in continuo aumento.




Secondo Coldiretti, dietro queste dinamiche si nasconderebbero fenomeni speculativi, pratiche commerciali scorrette e una scarsa trasparenza sull’origine dei prodotti. Per questo motivo l’organizzazione chiede un rafforzamento dei controlli e una maggiore tutela delle produzioni nazionali. Tra le richieste avanzate figurano l’intensificazione delle attività ispettive contro le frodi alimentari, l’utilizzo di nuove tecnologie per verificare la provenienza dei prodotti, una più rigorosa applicazione delle norme contro le pratiche sleali e una maggiore trasparenza lungo tutta la filiera produttiva. Un altro tema sollevato riguarda le importazioni di materie prime provenienti dall’estero. Coldiretti chiede il rispetto del principio di reciprocità negli scambi commerciali, sostenendo che i prodotti importati debbano rispettare gli stessi standard qualitativi e ambientali richiesti agli agricoltori europei. Il presidente di Coldiretti Abruzzo, Pietropaolo Martinelli, ha sottolineato come il valore riconosciuto agli agricoltori non sia più adeguato rispetto ai costi sostenuti dalle imprese, mentre il direttore regionale Marino Pilati ha ribadito la necessità di rafforzare la tracciabilità e contrastare ogni forma di contraffazione o falsa indicazione di origine. La mobilitazione di Pescara si inserisce dunque in una protesta più ampia che punta a richiamare l’attenzione delle istituzioni sul futuro dell’agricoltura italiana. Per gli agricoltori, difendere il grano e l’olio extravergine significa tutelare non solo il reddito delle aziende, ma anche la qualità delle produzioni che rappresentano uno dei pilastri della Dieta Mediterranea e dell’identità agroalimentare del Paese.




























