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L’AQUILA. Difese sugli scudi nel processo sui presunti appalti monumentali del post sisma. Ieri mattina, davanti al Tribunale dell’Aquila, sono cominciate le arringhe degli avvocati difensori dei 23 imputati. Un processo che appare in gran parte ridimensionato rispetto all’impianto accusatorio iniziale. Il verdetto arriverà a novembre. Tra le richieste di condanna c’è anche quella di sette anni e otto mesi per A.Z., il professionista pratolano coinvolto nell’inchiesta. E’ accusato di corruzione e falso ideologico per aver compiuto atti contrari al proprio dovere, reperendo un geologo per la redazione di una perizia sull’appalto del Teatro dell’Aquila. Al centro dell’inchiesta è finita anche la Chiesa di San Domenico, a Sulmona. Dagli atti d’indagine è venuto fuori che le gare d’appalto erano state bandite con ribassi consistenti, che in seguito le ditte esecutrici, in accordo con i funzionari pubblici indagati, avrebbero avuto modo di recuperare durante i lavori con le cosiddette “perizie di variante”, riassegnate ad affidamento diretto o con procedure negoziate senza gara. Su questa vicenda giudiziaria, portata avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo dell’Aquila, riguardante il recupero post-sisma del patrimonio culturale vincolato, la procura della Repubblica del capoluogo abruzzese aveva depositato le richieste di condanna scritte per 7 imputati su 23 totali, per la maggior parte con posizioni che vanno nella direzione dell’assoluzione o della prescrizione. Reggono, al momento, le accuse di corruzione e falso dove sono state avanzate dure richieste di condanna.

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