
Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la potestà genitoriale per un 36enne di Pratola Peligna accusato di maltrattamenti nei confronti della sua ex, del padre di lei e del figlio minore. Secondo quanto emerge dagli atti, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna convivente, madre di suo figlio, a una serie di condotte vessatorie e di sopraffazione protratte nel tempo, tra cui insulti ripetuti, il controllo continuo del telefono cellulare della donna e l’invio di messaggi a parenti e amici fingendosi lei, al fine di ottenere informazioni e isolarla socialmente. La donna sarebbe stata progressivamente allontanata dai propri affetti e costretta a vivere in una condizione di isolamento, mentre l’uomo avrebbe dato più volte in escandescenza, arrivando a lanciare oggetti durante le discussioni e, in un’occasione, mentre la donna era in gravidanza, ad aggredirla fisicamente colpendola con una scarpa all’altezza del ventre. Le condotte descritte avrebbero determinato nella vittima uno stato continuo di paura e soggezione psicologica, rendendo la convivenza familiare dolorosa e mortificante. La situazione ha portato, nell’ottobre 2025, al collocamento della donna e del bambino in una struttura protetta, nell’ambito di un procedimento avviato a tutela del minore a seguito di una segnalazione ai servizi sociali da parte dei familiari della donna. Successivamente, non accettando il provvedimento e ritenendo responsabile l’ex compagna, l’uomo avrebbe proseguito con condotte persecutorie, consistite in telefonate e messaggi contenenti insulti e minacce di morte rivolte sia alla donna sia ai suoi familiari, arrivando anche ad augurare gravi conseguenze al proprio figlio pur di riottenerne la custodia. “Può anche morire” aveva detto il figlio minore di otto anni. Le minacce sarebbero poi sfociate anche in un’aggressione fisica ai danni del padre della donna, colpito con uno schiaffo e fatto cadere a terra, riportando lesioni. Nonostante ciò, l’uomo avrebbe continuato a intimidire la ex e i suoi familiari con ulteriori frasi minacciose. I fatti contestati rientrano nelle ipotesi di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, aggravati dalla reiterazione delle condotte e dal contesto familiare in cui si sarebbero verificati.
































