
Trenta lavoratori accettano il trasferimento mentre per altri centotrentadue si profila il licenziamento collettivo. Ma prima del gong la politica interviene. In una nota formale il sindaco Luca Tirabassi, le consigliere regionali Marianna Scoccia, Maria Assunta Rossi e Antonietta La Porta hanno chiesto la sospensione immediata, di almeno quindici giorni, delle procedure di assunzione in corso e del termine concesso ai lavoratori della 3G di Sulmona per accettare l’offerta formulata da Accenture. Al momento solo trenta lavoratori sarebbero disposti a fare le valigie e cambiare la sede di lavoro. L’ultimatum imposto da Accenture ai lavoratori part-time impegnati nei servizi per Enel ha generando infatti una crisi profonda, con ripercussioni a catena sia sul piano personale che professionale. I dipendenti, costretti a percorrere quotidianamente 140 chilometri per un impiego di sole quattro ore e un salario di 800 euro netti, si sono infatti trovati di fronte a un bivio drammatico. Le spese per il carburante o i biglietti del trasporto pubblico si mangiano gran parte dei loro guadagni, lasciando uno stipendio quasi simbolico e una qualità della vita fortemente compromessa. Per gli altri dipendenti che declineranno la proposta sarà aperta la procedura di licenziamento collettivo che resterà arriva almeno per 75 giorni. Procedura lunga ma comunque tale. La riorganizzazione prevede per una parte dei lavoratori un vero e proprio demansionamento, con la retrocessione a semplici operatori, accompagnato da una riduzione significativa del salario. Lo smart working, inizialmente garantito come un diritto, verrà subordinato al raggiungimento di obiettivi selettivi, limitando così l’efficacia di questa modalità lavorativa e aumentando lo stress e l’incertezza. Per i sindacati, questo piano non è altro che un licenziamento mascherato, una strategia calcolata per ridurre drasticamente il personale, come già implicitamente previsto dalla stessa Enel, che nel bando ha prospettato esuberi fino al 40%. La vicenda ha radici nell’anno scorso, quando Accenture ha preso in carico un servizio gestito per oltre vent’anni dai lavoratori sulmonesi, alimentando tensioni e resistenza sindacale. Le organizzazioni sindacali, infatti, stanno valutando un’azione legale per far riconoscere formalmente il rapporto di lavoro subordinato nei confronti di Enel.
Nel frattempo, tutti gli incontri avuti finora – tre al Ministero per la Transizione Ecologica (MIMIT) – si sono risolti in un nulla di fatto. Il Ministero ha delegato la competenza alla Regione, che però non ha dato risposte concrete, mantenendo il silenzio in tutte le occasioni. Né il Prefetto è intervenuto per mediare o trovare soluzioni efficaci. I lavoratori sono quindi rimasti in una condizione di forte precarietà e incertezza.


































