
Le dimissioni di Goffredo Giannandrea dal Consiglio di Amministrazione (CDA) dell’ASP2 L’Aquila sono state presentate come “irrevocabili”, con la sua difesa incentrata sulla presunta non partecipazione ad “atti o trattative”. Tuttavia, la realtà giuridica in Italia, in particolare il regime di prorogatio, solleva seri interrogativi sulla sua candidatura alle elezioni comunali di Sulmona con Forza Italia. A metterlo in evidenza è il blog Casa di Vetro. Un ricorso al TAR potrebbe comportare una nuova distribuzione dei seggi in Consiglio comunale a Sulmona L’Articolo 60, comma 1, numero 11 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) è chiaro in merito all’ineleggibilità. Stabilisce che gli amministratori di istituti o aziende dipendenti dal Comune o dalla Provincia non sono eleggibili a consigliere comunale. Per superare questa causa di ineleggibilità, le dimissioni devono essere state “efficaci” (ovvero, la carica deve essere cessata) prima del termine per la presentazione delle candidature. La “cessazione dalle funzioni” implica l’effettiva astensione da ogni atto inerente l’ufficio e richiede dimissioni formali e tempestive, non semplici “rimedi equipollenti” o una non partecipazione passiva. Dato che anche l’altro membro del CDA, Angelo D’Agostino si è dimesso, la maggioranza del CDA è venuta meno. Questo ha ulteriormente rafforzato la permanenza di Giannandrea in regime di prorogatio, in attesa della nomina di un nuovo CDA o di un commissario ad acta da parte della Regione Abruzzo. In sintesi, quando Goffredo Giannandrea si è candidato alle elezioni comunali con Forza Italia, era ancora, a tutti gli effetti legali, un membro del CDA dell’ASP2 L’Aquila, operante in regime di prorogatio. Un’eventuale ineleggibilità di Giannandrea potrebbe avere significative conseguenze. Un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) su questa base potrebbe comportare il riconteggio dei voti e, di conseguenza, una nuova distribuzione dei seggi in Consiglio comunale a Sulmona, alterando potenzialmente l’assetto politico scaturito dalle elezioni.


























