
Quattro anni di reclusione e pagamento delle spese processuali. È la condanna definitiva inflitta dal Suprema Corte di Cassazione a F.E , 56enne campano residente a Pratola Peligna, sorpreso a maggio 2022 con due etti di cocaina nella rimessa adiacente alla sua abitazione. I giudici capitolini hanno confermato la sentenza di secondo grado emessa a settembre 2024 dalla Corte d’Appello dell’Aquila che, a sua volta, aveva condiviso la linea del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, che aveva condannato l’uomo al termine del processo con rito abbreviato. A scoprire la “centrale dello spaccio” era stata la polizia che aveva arrestato il 56enne in flagranza di reato. L’uomo era stato fermato, dopo un lungo pedinamento, nella cittadina peligna mentre vendeva un grammo di cocaina a un assuntore del posto, segnalato al Prefetto dell’Aquila. Sottoposto a perquisizione personale, gli agenti del commissariato gli avevano trovato 800 euro in contati. Da lì era scattata la perquisizione domiciliare che aveva permesso di rinvenire 180 grammi di cocaina ben occultati in un’intercapedine di una rimessa collocata a pochi metri dell’ abitazione dell’uomo, dove erano stati rinvenuti bilancini di precisione e materiale per il confezionamento della sostanza. Per gli avvocati difensori, Maurizia Sciuba e Vincenzo Margiotta, l’ingente quantità di sostanza rinvenuta non è riferibile all’imputato dal momento che il locale non è di proprietà o in uso allo stesso. Tuttavia le accuse hanno retto fino al terzo grado di giudizio.































