
Dopo anni di silenzio, l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio torna al centro dell’attenzione pubblica. L’amministrazione comunale ha annunciato l’avvio dei lavori per la “riqualificazione” del complesso, un intervento da 10 milioni di euro finanziato dal Fondo Sviluppo e Coesione. Un investimento importante, inserito nel Masterplan Abruzzo, che però riaccende una domanda che in città non è mai stata davvero risolta: quale futuro immaginiamo per Collemaggio? Il nome del progetto è sempre lo stesso: “Parco della Luna”. Ma oggi, di quella visione nata dal basso nel 2015 grazie al lavoro di oltre venti associazioni, resta poco più dell’etichetta. L’idea originale era ambiziosa e chiara: trasformare uno spazio segnato dalla storia del manicomio in una cittadella sociale, aperta, creativa. Un luogo capace di ospitare laboratori artistici, attività culturali, percorsi di inclusione, sale prova, una biblioteca, spazi per artigiani e giovani professionisti, una radio comunitaria, teatri e momenti di incontro. Un polo di vita, relazione e diritti. Non si trattava solo di recuperare gli edifici, ma di invertire un segno storico: da luogo di reclusione e stigmatizzazione a luogo di libertà, cooperazione e mutualismo. Un’operazione culturale prima ancora che urbanistica. Oggi però, nei documenti comunali, questa spinta sembra essersi dissolta. Al suo posto, una generica “rifunzionalizzazione degli edifici”, senza un chiaro progetto di comunità. Ma gli spazi non sono neutri: senza una visione condivisa, rischiano di diventare contenitori vuoti o, peggio, di essere riconsegnati a logiche che escludono invece di includere. Chi quella visione l’ha pensata e praticata, però, non ha mai smesso di crederci. In questi sedici anni, nonostante l’incuria, la lentezza amministrativa e l’assenza di manutenzione, tante realtà sociali hanno continuato a far vivere Collemaggio. Hanno organizzato eventi, laboratori, momenti di partecipazione. Hanno dimostrato, con la pratica quotidiana, che quell’idea non era un sogno, ma una possibilità concreta. Eppure, nel nuovo percorso progettuale, queste realtà non sono state coinvolte. Niente tavoli, niente ascolto, nessuna concertazione. Un’assenza che pesa, perché riguarda non solo un luogo fisico ma la capacità di una città di decidere insieme il proprio futuro. Per questo, chi in questi anni ha vissuto e custodito Collemaggio chiama la città a ritrovarsi. Dopo una prima assemblea partecipata a maggio, domenica 16 novembre alle 16 si tornerà a discutere insieme nel Parco della Luna. L’obiettivo è chiaro: costruire un manifesto condiviso e organizzare le prossime mobilitazioni, affinché il futuro dell’area non sia deciso dall’alto ma attraverso una visione collettiva. Perché i luoghi parlano. E Collemaggio può continuare a dire cura, creatività, inclusione — se lo vogliamo davvero.









