
Il fatto non sussiste. Con questa formula il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sulmona Emanuele Lucchini ha prosciolto con sentenza di non luogo a procedere P.G. , imprenditore sulmonese di 52 anni, che era finito sul banco degli imputati per il passivo della società fallita. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini preliminari, l’imputato avrebbe agito quale legale rappresentante di una società attiva nel commercio a dettaglio. La società è stata dichiarata in liquidazione giudiziale con sentenza del Tribunale di Sulmona nel luglio 2023, con un passivo indicato in circa 490 mila euro. L’ipotesi accusatoria riguarda la presunta distrazione di beni aziendali in epoca antecedente alla liquidazione. In particolare, viene richiamata una scrittura privata del 30 dicembre 2022 con la quale beni e attrezzature della società sarebbero stati ceduti a una società con sede anch’essa in Valle Peligna e amministrata dallo stesso imputato. Il corrispettivo indicato nell’atto sarebbe stato pari a 5.000 euro in contanti somma della quale, secondo l’accusa, non vi sarebbe traccia contabile o documentale oltre a 7.800 euro tramite assegno che risulterebbe non incassato. Tuttavia davanti al gup è passata la linea dell’avvocato difensore Angelo Pace secondo il quale il possesso dei beni era solo precario. Gli stessi infatti noi erano nelle disponibilità stabiliti della società fallita. Non essendoci ragionevoli previsioni di condanna per il 52enne è arrivato il proscioglimento: accuse cadute e nessun processo da celebrare


































