
Si è chiuso con un nulla di fatto il tentativo di conciliazione svolto oggi in Prefettura all’Aquila tra le organizzazioni sindacali e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dopo la decisione di declassare la sede aquilana a semplice sezione territoriale. Una scelta ritenuta dalle sigle FP CGIL, UIL PA, UNSA/CONFSAL e USB PI non solo penalizzante per il personale, ma soprattutto per l’intero sistema economico del territorio. Al tavolo era presente il Direttore Territoriale dell’Agenzia, dottor Montemagno, che ha sottolineato come l’istituzione nel capoluogo abruzzese del nuovo Ufficio Tecnico, insieme alla già esistente struttura Antifrode, rappresenti un segnale di attenzione e investimento verso L’Aquila. Una lettura che però non ha convinto le organizzazioni sindacali, secondo le quali il problema non è la presenza o meno di dirigenti, ma la salvaguardia dei servizi doganali nella loro completezza. La riorganizzazione oggi in corso, hanno ribadito i rappresentanti dei lavoratori, rischia di frammentare competenze e funzioni in un capoluogo di Regione, caso unico nel panorama nazionale proprio mentre a livello centrale si sta andando nella direzione opposta, ovvero verso l’integrazione tra Dogane e Monopoli. Una contraddizione che, a loro avviso, non trova alcuna giustificazione, soprattutto considerando che la sede aquilana dispone già delle condizioni professionali e logistiche adeguate a svolgere pienamente il ruolo di struttura regionale. Le sigle sindacali hanno quindi chiesto alla Prefettura di farsi portavoce presso il Governo e l’Agenzia affinché la decisione venga rivista e sia restituito a L’Aquila il ruolo che spetta a un capoluogo di Regione, in termini di funzioni, presidi e capacità di servizio. Il tentativo di conciliazione si è concluso senza accordo, ma con l’impegno a proseguire il confronto entro il mese di dicembre, in un tavolo dedicato che dovrà affrontare nel merito criticità e prospettive della sede aquilana. Intanto, davanti alla Prefettura, lavoratrici e lavoratori hanno partecipato numerosi al presidio indetto dalle sigle sindacali: una presenza compatta, nonostante la frammentazione organizzativa che – denunciano – stanno già vivendo sulla loro pelle.









