
“Ti salvi solo perché sei una donna altrimenti, a quest’ora, già eri finita in coma”. È stato aperto un fascicolo d’inchiesta dalla Procura di Sulmona sule parole rivolte da un noto professionista al medico del pronto soccorso in servizio la scorsa notte nell’ospedale di Sulmona. Una minaccia e un’aggressione verbale che sono finite sotto la lente della giustizia. Il clima di tensione si è diffuso dopo che un’anziana di 89 anni, zia del professionista, è arrivata in pronto soccorso con una occlusione intestinale. La donna aveva accusato i primi sintomi nel pomeriggio di sabato e, nonostante la rassicurazione dei medici, le sue condizioni sono man mano peggiorate fino a spingere i familiari a portarla in ospedale. Dopo i primi accertamenti di pronto soccorso, è stata diagnosticata un’occlusione renale e l’anziana è stata collocata in chirurgia in attesa dell’intervento e dell’arrivo del medico reperibile. Dopo una lunga attesa, il parente dell’anziana, ritenendo che il sondino doveva essere applicato in pronto soccorso come gli è stato suggerito dal personale della chirurgia, ha aggredito la dottoressa dell’emergenza-urgenza. “Lei è venuta meno ai suoi doveri. Non le metto le mani addosso solo perché è una donna”- avrebbe proseguito il professionista, cagionando uno stato d’ansia refertato dai medici del pronto soccorso. La dottoressa, che ne avrá per cinque giorni, è una dei medici reclutati con contratto di collaborazione individuale dopo il pensionamento. “Sono molto scossa e colpito, soprattutto per il linguaggio utilizzato e la grave minaccia”- ha commentato il medico davanti ai carabinieri della compagnia di Sulmona che sono intervenuti in ospedale su richiesta del parente dell’anziana. I militari hanno riportato ordine e raccolto le diverse versioni. “Sono stato io a chiamare i carabinieri”- racconta il professionista- “non è concepibile che un’anziana con una occlusione debba attendere a lungo e soprattutto venga trasferita in reparto senza applicazione del sondino. Quantomeno la dottoressa si sarebbe dovuta accertare dell’effettiva presenza del chirurgo reperibile”. Di parere contrario i medici del pronto soccorso, secondo i quali l’applicazione del sondino è legata all’entità dell’occlusione e non è un intervento salvavita. Una nottata tutt’altro che tranquilla. La dottoressa del pronto soccorso ha presentato una denuncia orale ai carabinieri che, nelle prossime ore, sarà formalizzata. Altrettanto farà il professionista. Mentre si attende la coda giudiziaria della vicenda, l’anziana intanto è stata sottoposta ad un intervento che è stato eseguito con successo dall’equipe chirurgica. Un’occlusione meno grave di come si pensava, almeno secondo i medici che, prudenzialmente, hanno comunque disposto il ricovero in rianimazione dove l’anziana si trova in prognosi riservata









