
La vicenda della presunta carenza di farmaci oncologici nella Asl di Chieti approda ora in Procura. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa del Patto per l’Abruzzo, a cui hanno partecipato i consiglieri regionali Luciano D’Amico, Antonio Di Marco, Silvio Paolucci, Erika Alessandrini, Francesco Taglieri e Alessio Monaco. L’obiettivo: chiedere che sia la magistratura a esaminare atti, acquisti, scorte e comunicazioni che hanno riguardato i reparti oncologici negli ultimi mesi. Soltanto pochi giorni fa il presidente della Regione, Marco Marsilio, insieme all’assessore alla Salute Nicoletta Verì e alla direzione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, aveva respinto le accuse, parlando di «campagna infamante» e sottolineando che «non c’è stata alcuna interruzione delle terapie». La Asl, ha ricordato il direttore generale Mauro Palmieri, segue «ogni mese circa 870 pazienti oncologici», assicurando la continuità delle cure. E lo stesso Palmieri commenta: «Siamo pronti a consegnare ogni documento utile. Non abbiamo nulla da nascondere». Ma le opposizioni insistono: i problemi non sarebbero episodici, bensì il risultato di una programmazione insufficiente e di scorte di farmaci non adeguatamente pianificate. Antonio Di Marco cita documenti interni, segnalazioni mediche e casi già discussi in Commissione: «A fine luglio almeno 17 pazienti non hanno ricevuto il trattamento previsto. Non è polemica politica: chi affronta un percorso oncologico non può vivere nell’incertezza». Secondo diverse ricostruzioni, già in estate una commissione interna aveva segnalato la necessità di aumentare gli ordini dei farmaci, stimando un fabbisogno mensile di 250 mila euro. Ne sarebbero stati ordinati meno della metà. Per D’Amico e Paolucci questo non è un incidente, ma la conseguenza di un sistema messo sotto pressione dai tagli legati al deficit sanitario regionale. Le parole più dure arrivano però proprio dall’area della maggioranza, con la lettera aperta della consigliera della Lega Carla Mannetti, che invita a riportare il confronto al centro: i pazienti. Mannetti parla con la voce di chi ha attraversato la malattia: ha perso un fratello per un tumore lo scorso dicembre. «La sanità non può diventare un terreno di battaglia politica», scrive. «Ho visto dedizione e professionalità, ma anche difficoltà organizzative reali. Se ci sono problemi, bisogna affrontarli insieme. La malattia non chiede il colore politico: chiede cure». Le prossime settimane saranno decisive. Tra esposti, documenti e verifiche, la vicenda rischia di diventare una delle questioni sanitarie più delicate per l’Abruzzo. Sul fondo resta una domanda semplice e urgente: chi oggi sta affrontando una terapia può avere la certezza che non si interromperà? È su questo — e non sulle dichiarazioni — che si giocherà la credibilità delle istituzioni.









