
SULMONA. “Adesso dove si trova ha incontrato i più forti, finalmente qualcuno che gli insegna il rispetto verso gli altri e soprattutto che cos’è un bullo. Non ti vergogni a difenderlo?”. È uno dei numerosi commenti apparsi sui social all’indomani della denuncia presentata dal padre del 14enne accusato di violenza sessuale nei confronti di una dodicenne, torturato e derubato nel carcere minorile di Roma. Il genitore, dopo aver letto la valanga di commenti dal tenore offensivo e diffamatorio, ha chiamato la polizia per denunciare anche gli haters che, a suo dire, sarebbero andati ben oltre il confine della libera manifestazione del pensiero. “Troppo poco quello che gli hanno fatto” si legge in un altro commento mentre c’è chi si dichiara “contento perché così ora (il minore,ndr) capisce come vanno le cose nella vita”. “Che pensava di trovare un hotel a cinque stelle? Ci doveva pensare prima invece di stuprare la ragazzina”- ha aggiunto una donna. Il padre del ragazzino ha deciso quindi di integrare la denuncia per sottoporre tali commenti all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Un dramma nel dramma per il genitore del 14enne che, lo scorso 28 novembre, dopo aver avuto un colloquio con il figlio, si è accorto dei segni che aveva in volto, sulle braccia e al petto, frutto di ben quattro pestaggio con spatole di ferro e lamette. Inoltre il minore sarebbe stato derubato e lasciato per giorni senza viveri e vestiti. Per questo l’uomo, assistito dall’avvocato del foro di Sulmona Alessandro Margiotta, ha deciso di denunciare tutto al commissariato di Sulmona per chiedere di individuare i responsabili tra i detenuti del carcere minore e quanti avrebbero permesso le torture. I reati ipotizzati sono lesioni aggravate, minacce, omissioni d’atti d’ufficio e tortura. La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo sulla vicenda e nelle prossime ore potrebbe decidere di trasmettere gli atti ai magistrati capitolini per competenza territoriale. Sulla vicenda è intervenuta Monia Scalera, garante regionale dei detenuti, che chiede l’immediato trasferimento del 14enne in altro istituto. ‘Una vicenda gravissima, che non può lasciarci indifferenti”- esordisce Scalera- “indipendentemente dal reato contestato, che rimane oggetto dell’autorità giudiziaria, ogni minore ristretto ha diritto alla tutela della propria integrità fisica e psicologica. Le pene non possono mai trasformarsi in trattamenti inumani o degradanti. Mai. Le circostanze descritte dovranno essere accuratamente verificate dalle autorità competenti, perché lo Stato ha il dovere non solo di giudicare, ma anche di proteggere. Il sistema non può e non deve tollerare violenze dentro le proprie strutture, perché perderebbe credibilità, in quanto tradirebbe la sua funzione educativa, ancor più quando parliamo di giustizia minorile”. Da qui la richiesta. “In questo quadro, auspico l’immediato trasferimento del minore nell l’IPM di L’Aquila, in attuazione del principio di territorialità che tutela il diritto dei ragazzi ristretti a restare quanto più possibile vicini alle loro famiglie e ai propri affetti”. Il 14enne era finito dietro le sbarre lo scorso 24 ottobre, assieme ad un 17enne e un 18enne, per aver abusato e filmato una dodicenne di Sulmona. Video che erano finiti poi sulla chat di whatsapp degli amici tanto che ora almeno in quaranta rischiano di finire sotto inchiesta per revenge porn.









