
SULMONA. Le arriva la cartella di pagamento dalla Asl ma quel giorno era in sala parto. La surreale vicenda è capitata a Catia Puglielli, coordinatrice del Tribunale per i diritti del Malato, che da mesi sta conducendo la battaglia per centinaia e centinaia di utenti, a tal punto da chiedere all’azienda di attivare un ufficio tecnico per le relazioni con il pubblico. Il caso ha voluto che anche lei è finita dall’altra parte, delle “vittime” cioè di un errore di classificazione dei portali Asl. “Mi è arrivato un avviso di pagamento dell’Asl per una prestazione di Pronto Soccorso del 2012. Peccato che quel giorno io sia stata ricoverata d’urgenza e abbia partorito mio figlio. Sì, proprio lui: quello che oggi va a scuola, parla, mangia, respira a quanto pare per l’Asl non esiste. Secondo loro io sarei entrata in pronto soccorso, avrei fatto una prestazione, e me ne sarei andata tranquillamente”- ironizza Puglielli, ricordando che una donna in gravidanza non paga il ticket come del resto ogni paziente che viene ricoverato. Morale della favola? Dopo 13 anni dovrà dimostrare che quel figlio è nato veramente. Puglielli ci ride su ma la vicenda conferma le falle del sistema









