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SULMONA – “Buongiorno signor Andrea D’Aurelio”. L’emozione è palpabile solo a leggere l’incipit della lettera di Giovanni Castaldo, detenuto nel carcere di Sulmona, che racconta lo spaccato della quotidianità nel penitenziario peligno al tempo del Covid-19. Dalle infermiere che cantano le canzoni del Molleggiato per rallegrare le giornate alle videochiamate per mantenere i contatti con la famiglia, fino all’appello per i cittadini di Sulmona e all’augurio per tutti gli abruzzesi. E’ una lettera che ci fa toccare con mano la forza della televisione, che abbatte distanze e supera steccati, anche in tempo di emergenza e nell’era digitale. Personalmente, visto che è indirizzata al sottoscritto, mi carica di responsabilità, ricordandomi e ricordandoci che dietro la figura professionale c’è sempre l’uomo. E l’umanità dietro la notizia si vede. Anche dietro le sbarre. “Volevo raccontarvi delle cose”- scrive il detenuto- “ieri una infermiera, anche in questi momenti così brutti aveva una gioiosa voce, cantava dando la terapia e ho visto che molti di noi andavano a tempo con lei. Un detenuto un po’ anziano ha cominciato a cantare e vedere tutto ciò in un quel momento drammatico è una cosa che difficilmente accade”. Poi il passaggio sull’informazione e la vita dentro il carcere. “Sento lei da molto tempo, le notizie che dà un’emittente dove ci sono stati tre casi di Coronavirus su 22. Lei è stato cauto a dare la notizia. Io sono ottimista e so che possiamo farcela. Dalla tv sento e vedo quello che sta succedendo. Gli operatori sanno tutelare noi, non facendoci sentire in pericolo. Certo la paura c’è ma anche l’area sanitaria, i volontari, psicologici, educatori che danno conforto. Il Direttore e la Comandante hanno fatto tanto di più. Ci hanno dato la possibilità di telefonare tutti i giorni, la videochiamata ogni quindici giorni. La mia famiglia mi dà la forza. Mio figlio si deve diplomare e mi dice ‘papà non ti preoccupare noi stiamo attenti e riguardati’. In questo periodo c’è tanto amore che questo maledetto virus non potrà mai abbattere”. Il detenuto si rivolge poi agli abruzzesi e ai cittadini di Sulmona. “Io sono italiano della provincia di Napoli ma anche abruzzese oggi. Tutto finirà al più presto. Non molliamo. Ai cittadini di Sulmona dico restate a casa per la vostra salute”- conclude Castaldo prima di mandare gli auguri di buon lavoro alla nostra redazione e salutarmi con un “ciao a presto”. Ci sono lettere che fanno vibrare il cuore perché dettate dalla spontaneità. Questa è una di quelle. Conferma come il carcere di primo livello, tra i più pericolosi del paese, sta rispondendo egregiamente all’emergenza, tenendo conto di quanto accaduto a livello nazionale. Ma la riflessione di Castaldo ricorda che il mondo si vede anche in cella, da quelle quattro mura, nella famosa realtà ai più sconosciuta che non è e non può essere isolata.

Andrea D’Aurelio

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