
Il Gran Sasso, sabato 12 luglio, è diventato il luogo dell’ultimo silenzioso saluto a Nino Scipioni, storico imprenditore aquilano, uomo di sport e di montagna, spirito autentico della città che lo ha visto crescere, lavorare e amare profondamente. Aveva 83 anni e ancora saliva sui sentieri come un giovane pieno di passione. Proprio durante un’escursione, sul versante del Pizzo Cefalone, la montagna lo ha sorpreso. Due escursionisti hanno notato una giacca abbandonata e tracce di sangue. Seguendole, hanno trovato il corpo più a valle. Inutili i soccorsi giunti in elicottero: non c’era più nulla da fare. Secondo le prime ipotesi, potrebbe essere stato un malore a causare la caduta di circa 200 metri. Le indagini sono ancora in corso, ma una cosa è certa: se n’è andato nel posto che più amava. Nino Scipioni non era solo un imprenditore: con la sua storica concessionaria aveva accompagnato intere generazioni aquilane nel tempo della ricostruzione e dello sviluppo. Ma il suo nome è legato anche allo sport: per anni è stato presidente dell’Aquila Rugby, mettendoci anima, tempo e cuore. Amava lo spirito di squadra, la fatica condivisa, il senso di appartenenza. Era una figura presente, concreta, sempre pronta a dare una mano o a dire la sua, senza mai tirarsi indietro. Chi l’ha conosciuto lo ricorda come una persona vera: determinata, appassionata, legata visceralmente alla sua terra e alla sua comunità. La sua montagna non era solo un luogo di svago, ma quasi un rifugio spirituale, un posto dove tornare a sé stessi. E, in un certo senso, forse non avrebbe voluto un altro scenario per l’addio. Tanti i messaggi di cordoglio arrivati in queste ore: il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha parlato di “profondo dolore” e di “una figura legata alla storia economica e sociale della città”; il senatore Guido Liris lo ha definito “un aquilano vero”; Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, ha ricordato “l’amico e il simbolo di un’intera comunità”. Oggi l’Aquila si sente più sola, perché Nino era uno di quei volti familiari che, anche senza far rumore, ci sono sempre stati. Ha vissuto intensamente, senza mai perdere il contatto con le sue radici. Se n’è andato in montagna, tra le rocce e il cielo, lasciando un vuoto che non sarà facile colmare. Ma anche un esempio di vita piena, semplice, tenace e profondamente umana


































