
I medici dispongono il trasferimento d’urgenza ma manca l’ambulanza. Così la famiglia è costretta a bussare alle porte di un’associazione privata. La triste storia, l’ennesima che coinvolge il sistema sanitario, riguarda un bimbo di dieci anni che l’altro giorno ha rischiato di non poter arrivare in ospedale per le cure necessarie. Il minore era stato portato nel pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona dai genitori per la comparsa di febbre alta dopo oltre due settimane di malattia. Dopo essere stato sottoposta ai vari accertamenti, i medici hanno disposto il trasferimento urgente all’ospedale di Pescara ma le uniche due ambulanze a disposizione del servizio 118, quella per i trasferimenti e per le emergenze sul territorio, erano entrambe occupate. Per questo i familiari hanno provveduto a contattare gli angeli del soccorso, associazione di volontariato, che ha messo a disposizione un mezzo di emergenza, condotto dal padre del bambino che peraltro è autista del 118. Un ‘piano b’ arrangiato all’ultimo minuto ma nonostante ciò non è mancata la beffa. Il medico anestesista non ha permesso alla madre del minore di salire a bordo dell’ambulanza e il bambino, già fortemente provato, è entrato in uno stato di agitazione maggiore. “È un atteggiamento che non ho tollerato tanto che ho predisposto subito una denuncia-querela”- annuncia la madre del minore, avvocata del foro di Sulmona. Il minore era stato già preso in carico nelle settimane precedenti dal reparto di pediatria ma le cure non avevano avuto alcun effetto. “L’intera gestione ha mostrato criticità ed è paradossale che, per un bimbo di dieci anni, non vi erano ambulanze disponibili. Abbiamo dovuto anche sostenere il costo della benzina. È una vicenda che deve fare riflettere chi parla di sanità”- si sfoga la madre avvocata, secondo la quale “anche durante il ricovero non vi è stato univocità di trattamento tra i pediatria che si sono susseguiti. Sino a quando non è rimasto altro che disporre un trasferimento d’urgenza. Un’urgenza, un codice rosso arrivato a destinazione con ben quattro ore di ritardo”. Fortuna che ora il bimbo sta meglio anche se, dopo un ricovero in rianimazione e un intervento chirurgico, resta sotto osservazione nell’ospedale del capoluogo adriatico. Il peggio insomma è alle spalle. La carenza di ambulanze è uno dei tempi che ha spinto la Asl a svelare il “piano” che ha visto la consegna di un ulteriore mezzo la scorsa settimana e altri quattordici equipaggi in arrivo. Nei giorni scorsi un 62enne di Pratola Peligna aveva dovuto attendere quaranta minuti in autostrada, nonostante il codice rosso, per il guasto al mezzo di soccorso prima di arrivare all’ospedale di Avezzano. Vicende diverse ma unite dal filo rosso della criticità









