
Gli accessi informatici non erano abusivi. Lo ha stabilito il giudice per le udienze preliminari del Tribunale dell’Aquila, Bianca Maria Colangelo, che ha prosciolto G.B., 58enne di Pratola Peligna, dipendente della banca di credito cooperativo. L’inchiesta, legata all’eredità contesa di un’anziana di Pratola, Anita Vallera, era scaturita dalla denuncia di una 40enne pratolana, che nel 2021 era stata designata erede universale dell’anziana e aveva accesso al conto corrente. La donna aveva presentando una denuncia, citando per la responsabilità civile la banca come soggetto giuridico e il suo direttore. Il fascicolo era finito sul tavolo della procura distrettuale antimafia, vista la tipologia del reato contestato. Stando agli atti d’indagine, dal primo settembre al 3 novembre 2021, l’imputato, dipendente delll’istituto di credito con incarico di preposto, si sarebbe “introdotto abusivamente nei sistemi informatici della propria banca, protetti da misure di sicurezza, al fine di eseguire 57 accessi non autorizzati per verificare la situazione del conto intestato a Anita Vallera, in assenza di deleghe specifiche ad operare su tale conto corrente bancario, abusando in tal modo della propria qualità di operatore del sistema”. Secondo la procura le accuse sono solide per essere sostenute in giudizio. Di parere contrario la difesa del dipendente bancario, rappresentata dagli avvocati del foro di Sulmona, Luca Tirabassi e Renato Torelli, che hanno respinto le accuse poiché, a loro dire, si tratta di “un monitoraggio richiesto al nipote dalla stessa Vallera”. Tesi che ha convinto il gup che ha emesso sentenza di non luogo a procedere. Per il giudice “mancano le condizioni di procedibilità” poichè la 40enne non è da considerarsi come persona offesa. Ma, nel merito, è caduta anche l’aggravante del reato contestato, ovvero gli accessi abusivi. Soddisfazione da parte dell’istituto bancario. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Margiotta, aveva chiesto tre milioni di euro di danni e annuncia ora una nuova causa. Il 58enne, assieme ad altri cinque parenti, è finito sotto inchiesta anche per la circonvenzione d’incapace ai danni dell’anziana zia, nel filone principale, per il quale la Procura della repubblica di Sulmona ha chiesto l’archiviazione al gip perché, a carico degli indagati, “non ci sono ragionevoli previsioni di condanna”.









