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SULMONA. La qualifica dirigenziale può esserci soltanto se esiste un ufficio dirigenziale, che l’ente provvede ad istituire e a prevedere, negli atti di macro organizzazione. Qualifica che, in sostanza, non può essere pretesa senza una previsione della struttura. A metterlo nero su bianco sono stati i giudici della Corte di Cassazione che hanno respinto il ricorso dell’ex avvocato del comune di Sulmona, Guido Blandini, che aveva trascinato l’ente in tutti i gradi di giudizio per farsi riconoscere l’inquadramento del profilo dirigenziale, nonchè il trattamento economico. Un ricorso dal peso molto più che consistente: circa 900mila euro che Blandini aveva richiesto al Comune come riconoscimento delle funzioni e delle mansioni dirigenziali ricoperte a palazzo San Francesco durante la sua permanenza a Sulmona. Il giudice del lavoro di Sulmona aveva dato ragione a Blandini per le sue richieste in primo grado, quindi la decisione delle sezioni riunite che rimetteva alla Corte d’Appello la verifica della mansioni svolte come dirigente e la decisione di quest’ultima di bocciare la richiesta di Blandini. La Cassazione ha scritto la parola fine, sostenendo che le cifre da capogiro vantate dal legale non sono dovute. I giudici hanno rilevato che a Blandini non poteva essere riconosciuta la qualifica dirigenziale, in quanto non aveva superato il relativo concorso pubblico, ma era risultato vincitore per scorrimento del concorso per la copertura di un posto da funzionario avvocato. Inoltre la Cassazione ha escluso che l’inquadramento dirigenziale risulti automatico. Rigettato nel merito il ricorso. Niente trattamento milionario, hanno deciso i giudici della Cassazione, che hanno condannato Blandini a pagare le spese di giudizio per 5 mila euro. Una sentenza pilota che mette in salvo le casse dell’ente da eventuali analoghe azioni legali.

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