
Il giudice del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha applicato la misura di sicurezza della libertà vigilata per un 36enne di Sulmona, G.M., finito sul banco degli imputati per gli atti persecutori nei confronti della sua ex vicina di casa. I fatti sono avvenuti in una palazzina del centro storico di Sulmona da marzo 2022 a maggio 2024 quando la persona offesa, una professionista, era stata costretta a fare le valigie e cambiare residenza. Stando alle accuse, il 36enne apriva la porta e perseguitava la donna ogni volta che usciva e rientrava di casa, controllando per filo e per segno tutti i suoi movimenti. Un’ossessione secondo la donna che veniva raggiunta anche telefonicamente, aveva il terrore di rientrare a casa ed era stata costretta a modificare le proprie abitudini di vita, come accertato dalla squadra anticrimine del commissariato di polizia che aveva effettuato le indagini. Tuttavia nel corso della perizia psichiatrica, disposta dal giudice, è venuto fuori che il 36enne era affetto all’epoca dei fatti da diversi disturbi, tra cui manie di persecuzione. Si era infatti auto convinto che i suoi vicini di casa potessero fargli del male tanto che aveva maturato uno stato di psicosi verso di essi. In ogni caso, secondo la perizia, l’assenza di pericolosità sociale è subordinata al percorso di cure che, all’epoca dei fatti, l’imputato non aveva seguito, come ha spiegato in aula il perito, Paolo Pomero. Da qui la libertà vigilata, il cui rispetto è demandato alle forze dell’ordine, applicata dal giudice su richiesta dell’avvocata di parte civile, Antonietta Pace. Il 36enne, difeso dall’avvocata Chiara Maiorano, è uscito comunque indenne dal processo nel senso che è stato assolto perché non imputabile in quanto incapace di intendere e volere al momento dei fatti.









