
Pacentro ricorda Franco Lattanzio: «Il suo sacrificio è seme di pace»
In una mattinata intrisa di emozione e memoria, Pacentro ha reso omaggio al Maresciallo Maggiore Aiutante Franco Lattanzio, caduto a Nassiriya il 27 aprile 2006 durante la missione “Antica Babilonia”. Alla cerimonia, tenutasi presso il cimitero comunale, hanno preso parte, oltre ai familiari del militare anche carabinieri in servizio, rappresentanti dell’Associazione nazionale carabinieri, il sindaco di Pacentro Giuseppe Silvestri, il Generale Gianluca Feroce, Comandante Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, Maggiore Tony Di Giosia Comandante Compagnia Carabinieri Sulmona ed il cappellano militare don Claudio Recchiuti.









A guidare il momento di raccoglimento è stato il Generale Gianluca Feroce, comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise.
Franco Lattanzio, originario di Pacentro, era un punto di riferimento per il Nucleo Investigativo di Chieti, stimato per la sua competenza e umanità. La sua morte, avvenuta a soli 38 anni in seguito all’esplosione di un ordigno che colpì il convoglio su cui viaggiava, è ancora oggi una ferita aperta per la comunità e per l’Arma.
Era il 27 aprile del 2006 quando, alle 08.40 un blindato della Msu Multinational Specialized Unit, impegnato nel monitoraggio quotidiano lungo il viale che porta al comando della polizia irachena, esplode per un ordigno di terroristi. A perdere la vita sono i marescialli dell’Arma dei Carabinieri Carlo De Trizio e Franco Lattanzio, il capitano dell’esercito italiano Nicola Ciardelli e il caporale della polizia militare rumena Bogdan Hancu. Mentre il carabiniere Enrico Frassanito, rimasto gravemente ferito, morirà dieci giorni più tardi per le gravissime ustioni riportate.
Il ricordo di Franco Lattanzio non è solo memoria, ma impegno. A Pacentro, il suo nome continua a vivere nei gesti di chi crede nella giustizia, nella pace e nel servizio alla comunità. La cerimonia di oggi non è stata soltanto un tributo, ma un richiamo alla responsabilità collettiva: quella di non dimenticare, di educare le nuove generazioni al valore del sacrificio e di custodire con orgoglio la storia di chi ha dato tutto per il bene degli altri.










