
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nei luoghi in cui scegliamo di fermarci. Anche un parcheggio, spesso invisibile nella fretta quotidiana, può diventare il metro di misura della nostra capacità di vedere l’altro. E proprio da qui parte la nuova campagna di sensibilizzazione promossa dall’Università degli Studi dell’Aquila, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che si celebra il 3 dicembre. L’ateneo aquilano ha deciso di trasformare questa ricorrenza in un gesto concreto, lontano dai proclami e vicino alla realtà. Perché la cultura dell’inclusione non nasce dalle frasi importanti sui manifesti, ma dalle scelte semplici, ripetute ogni giorno: lasciare libero un parcheggio riservato, quando non abbiamo titolo per usarlo, è una di queste. La scelta comunicativa dell’Università è volutamente educativa e non punitiva. L’obiettivo non è spaventare con multe o sanzioni, ma invitare a guardare oltre un cartello. Dietro quei simboli blu o rosa – destinati alle persone con disabilità e alle donne in gravidanza – non c’è un divieto, ma una storia. C’è il diritto di qualcuno a scendere dall’auto in sicurezza, a partecipare alla vita sociale, a muoversi nel mondo senza ostacoli aggiunti dalla nostra distrazione o dal nostro egoismo. Per ricordarlo a tutta la comunità, in prossimità dei posti riservati dell’ateneo è stata installata una nuova segnaletica verticale che invita esplicitamente a non sostare se non si è in possesso dell’autorizzazione. Un richiamo gentile ma fermo, che ci chiede di essere responsabili. “Una società inclusiva non si misura dai proclami, ma dai gesti quotidiani” ricorda il Disability Manager dell’Università dell’Aquila, Massimo Prosperococco. E aggiunge con parole che pesano come fatti: “Il rispetto dei parcheggi riservati è uno di quei gesti che fanno la differenza. Non è una questione di divieti o sanzioni: è una questione di rispetto, consapevolezza e civiltà. Un parcheggio riservato non è un privilegio, non è una comodità: è uno strumento di autonomia”. Autonomia: una parola che riguarda tutti, perché tutti, prima o poi, siamo fragili. E allora il 3 dicembre non è solo una data sul calendario: è un promemoria collettivo. Ci ricorda che l’inclusione non è un evento, ma un’abitudine. E che possiamo costruirla ogni giorno, anche a partire da un parcheggio lasciato libero. Forse la rivoluzione sociale più grande è quella che non fa rumore, ma spazio.









