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SULMONA – Quattro milioni. Non uno scherzo. A tanto ammonta la perdita economica per la Pasqua sulmonese che, stando al recente studio del prof. Tommaso Paolini (docente Università dell’Aquila), è in grado di spalmare sul territorio un “tesoretto” da quattro milioni di euro. Il dato sul movimento economico prodotto dalle tradizionali manifestazioni religiose della Settimana Santa sulmonese emerge da studi e tesi di laurea compiuti da studenti universitari. E se al tempo del virus i sulmonesi, come tutti del resto, hanno stravolto usanze e abitudini, anche la Pasqua sarà in quarantena, in famiglia e con la tradizioni sono in tv o negli archivi. Niente tradizionale pranzo di Pasqua a ristorante. Salta anche la gita fuori porta di Pasquetta con la spesa annessa di arrosticini e agnello da fare alla brace. Nessun turista in giro e alberghi e B&B vuoti. La città si prepara così alla sua prima Pasqua sotto Coronavirus, con una perdita economica stimata in più di 4 milioni di euro tra ristoranti, hotel, affittacamere che resteranno vuoti e spesa che sarà proporzionata alle esigenze di ogni singola famiglia, dovendo pure rinunciare ai pranzi di gruppo. Per non parlare degli aperitivi di auguri che resteranno solo un ricordo o che si faranno nella nuova versione via Skype, coi bar ancora chiusi. Niente shopping pasquale, infine, per sfoggiare al pranzo l’ultimo outfit della festa. E, dunque, negozi di abbigliamento che perderanno anche la loro fetta di incassi di Pasqua. La Pasqua è da sempre uno dei periodi più prosperi per il Pil cittadino, in grado di attirare in meno di tre giorni più di 30mila visitatori da ogni parte d’Italia e dal mondo. Tutti col naso all’insù e il fiato sospeso a scrutare la corsa della Madonna che scappa in piazza della domenica o ad osservare in rispettoso silenzio il lento “strusciare” della processione del Cristo morto del venerdì. Quest’anno molto probabilmente i riti pasquali saranno solo un ricordo talmente lontano da far rimpiangere anche le più dure interpretazioni delle circolari nazionali sulla sicurezza durante eventi pubblici con migliaia di persone. Intanto, mentre le disdette negli hotel per Pasqua sono arrivate da un pezzo, quelle che preoccupano ora riguardano l’estate. Le disdette, come confermano gli addetti ai lavori, fanno riferimento anche al periodo post pasquale, fino al settembre. Si spera nel “miracolo” dell’ultimo minuto. Ma senza il “campare di rendita” della Pasqua, l’economia del territorio subisce l’ennesimo colpo. Per riprendersi ci vorrà un’altra Pasqua. La rinascita della coesione, la risurrezione della collaborazione e la sinergia tra cittadini e istituzioni.

Andrea D’Aurelio

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