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SULMONA – L’ipotesi di reato è quella di violenza sessuale ma sul tavolo degli organi inquirenti ci sono due versioni dei fatti completamente divergenti, nella forma e nella sostanza. Per questo, per la presunta molestia sessuale negli uffici del Caf di Vico Del Vecchi,o si procederà con un incidente probatorio. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli,  che ha accolto la richiesta depositata nelle scorse settimane dal Sostituto Procuratore, Edoardo Mariotti, titolare del caso. Più che confermate le nostre indiscrezioni al riguardo. L’incidente probatorio, che si svolgerà a fine mese, punta a cristalizzare il quadro delle accuse, ovvero la versione della persone offesa.Vista la delicatezza e la complessità della vicenda, dai piani alti del Palazzo di Giustizia mettono le prove in cassaforte, come si dice in gergo. Contestualmente, come atto dovuto, è stato iscritto sul registro degli indagati il 50 enne, dipendente dell’ufficio, dove sarebbe commesso il fatto. L’accusa pesantissima a suo carico è quella di violenza sessuale. Ma andiamo con ordine. Stando alla ricostruizione dell’episodio è venuto fuori che un 18 enne, residente in un paese del comprensorio, si sarebbe recato nella mattinata del 27 luglio scorso negli uffici della Camera del lavoro di un sindacato per sbrigare una pratica. Dal funzionario 50 enne, dipendente dell’ufficio, sarebbe stato molestato, nel senso che quest’ultimo gli avrebbe toccato le parti intime. In un primo momento il giovane non avrebbe reagito, lasciando il luogo. Nel corso della giornata avrebbe raccontato tutto in famiglia fino a quando, intorno alle 20.15, il 18 enne sarebbe tornato al sindacato, scortato da quattro o cinque persone, tra familiari e amici. Sarebbe quindi scoppiata la lite furiosa che ha fatto scattare l’intervento sul posto di tre pattuglie dei Carabinieri per riportare la calma. Secondo la versione fornita dal giovane, che avrebbe prodotto la messaggistica di whatsapp e anche una registrazione video alle forze dell’ordine, il dipendente dell’ufficio avrebbe aggredito la madre e poi avrebbe tentato l’estremo gesto del suicidio, tanto da essere salvato dal padre della sua amica. Madre e figlio si sono fatti refertare in ospedale, rimediato rispettivamente dai quattro ai cinque giorni di prognosi. Di tutt’altra natura la versione fornita dall’indagato 50 enne che si è dichiarato completamente estraneo ai fatti. Lo stesso non solo avrebbe negato la violenza sessuale ma ha riferito di essere stato aggredito con calci e pugni tanto da recarsi in ospedale, dopo essere stato sentito in caserma dai Carabinieri. I sanitari del nosocomio hanno giudicato guaribili le sue ferite in cinque giorni di prognosi. Una sorta di “spedizione punitiva” pianificata ad hoc. Anche dal sindacato respingono le accuse sottolineando che, episodi come questi, difficilmente si verificano in un ufficio aperto al pubblico e in pieno giorno. Gli ulteriori accertamenti investigativi sono mirati a far luce sulla vicenda ancora tutta da ricostruire. Da qui il probabile ricorso all’incidente probatorio. Nel caso in cui venissero confermate le accuse, cambierebbe anche il paradigma della violenza sessuale, trattandosi come detto di un ufficio aperto al pubblico.

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