
La vicenda giudiziaria legata all’uccisione dell’orsa Amarena resta ferma ancora una volta. Anche l’udienza prevista oggi si è conclusa con un nuovo rinvio e il processo dovrà attendere almeno fino al 5 giugno prima di poter compiere un ulteriore passo avanti. Il giudice ha disposto lo slittamento per consentire alle associazioni che hanno chiesto di costituirsi parte civile di rispondere alle numerose eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato proprio sulla loro ammissione nel procedimento. Una fase tecnica che, ancora una volta, impedisce al processo di entrare nel merito dei fatti. Tra le parti civili figura il WWF Italia, assistito dall’avvocato Michele Pezone, che nelle prossime settimane ribadirà la piena legittimità della propria costituzione chiedendo l’avvio della fase istruttoria. Sono oltre cinquanta i soggetti coinvolti nella richiesta di partecipazione al procedimento. Quello di oggi è soltanto l’ultimo rinvio di una vicenda giudiziaria che negli ultimi mesi ha accumulato continui stop. Il procedimento era già slittato a dicembre 2024, poi a gennaio 2026 e ancora nell’aprile scorso, sempre per questioni procedurali che hanno rallentato l’avvio effettivo del processo. La morte di Amarena continua intanto a rappresentare uno dei casi più simbolici legati alla tutela della fauna selvatica in Abruzzo e in Italia. L’orsa bruna marsicana venne uccisa nell’agosto del 2023 a San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila, mentre si trovava insieme ai suoi due cuccioli. Un episodio che provocò indignazione e commozione ben oltre i confini regionali. Amarena era diventata negli anni un simbolo della convivenza possibile tra uomo e natura, conosciuta da residenti, turisti e appassionati di ambiente. La sua presenza nei centri abitati, documentata spesso attraverso foto e video, aveva trasformato quell’orsa in un volto riconoscibile dell’Appennino abruzzese. La sottospecie dell’orso bruno marsicano è considerata in pericolo critico di estinzione e conta una popolazione estremamente ridotta concentrata soprattutto nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per questo motivo l’uccisione di un singolo esemplare viene considerata una perdita gravissima non soltanto dal punto di vista naturalistico ma anche simbolico. Secondo il WWF, i continui rallentamenti processuali rischiano di alimentare nell’opinione pubblica la sensazione di impunità nei confronti dei reati contro la fauna selvatica. Un timore che si inserisce in un contesto più ampio e delicato, segnato anche dalle recenti indagini sull’avvelenamento di lupi all’interno del Parco nazionale. L’auspicio delle associazioni ambientaliste è che il procedimento possa finalmente entrare nella fase dibattimentale senza ulteriori ostacoli e che venga garantita una risposta giudiziaria chiara e tempestiva. Sul banco degli imputati, infatti, non c’è soltanto un singolo episodio, ma il tema più ampio della tutela di specie rare e della capacità dello Stato di difendere un patrimonio naturale unico.




























