
Si erano opposti all’archiviazione che li vede indagati: una scelta singolare, ma motivata, quella degli undici agenti della polizia stradale di Pratola Peligna, per i quali la procura della Repubblica di Sulmona aveva chiesto l’archiviazione delle loro posizioni in merito alla vicenda dei due proiettili, recapitati a due loro colleghi (Attilio Di Loreto e Luciano Bernardi ) che avevano condotto le indagini sui “sonnellini di pattuglia” che hanno portato all’imputazione proprio degli undici agenti. Ora alcuni degli undici, difesi dall’avvocato Roberto Tinari, hanno chiamato in causa la Procura Generale della Aquila, con la presentazione di un esposto per chiedere di avocare le indagini. Un sollecito ulteriore, per i dovuti approfondimenti, dal momento che la richiesta di archiviazione arriva già di per sé sul tavolo della Procura Generale. Una scelta dettata, evidentemente, dal volere andare fino in fondo alla vicenda che vide piombare in casa e negli uffici degli undici gli inquirenti, alla ricerca di tracce di quei calibro 9 da guerra, in dotazione alla polizia, che vennero recapitati in busta ai due poliziotti con un messaggio eloquente: “Questo basta”. Perquisizioni che ebbero esito negativo e che ad aprile scorso convinsero la procura a chiedere l’archiviazione del caso. Gli undici, però, hanno chiesto ora di fare ulteriori indagini, perché loro vogliono sapere chi era il mittente di quella minaccia. Secondo Tinari sono emerse alcune incongruenze nel corso delle indagini tra cui il colore della busta. I portalettere, sentiti in Procura, hanno dichiarato di aver recapitato una busta bianca con l’affrancatura mentre sul tavolo della Procura erano finite buste di colore giallo e senza francobollo. Anche sui caratteri utilizzati ci sarebbero incongruenze. Da qui la richiesta di ulteriori accertamenti. Gli undici intanto rischiano il processo per furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso, peculato, truffa ai danni dello Stato.































