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SULMONA – Il fenomeno non sembra radicato sul territorio peligno ma comunque è cresciuto proprio nel primo anno di pandemia. Scatta l’allerta per il revenge porn, la nuova fattispecie di reato che riguarda la diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, al fine di creare nocumento alle persone rappresentate. Dopo il caso balzato alle cronache nei giorni scorsi è la dottoressa Nicoletta Romanelli, psicologa e criminologa, ad intervenire sull’argomento e a mettere in guardia i più giovani. “Con il revenge porn si vuole colpire l’integrità della vittima per deriderla e denigrarla, producendo ferite psichiche paragonabili a quelle vissute in uno stupro. Di fatto nella diffusione di immagini sessuali non consensuali si verifica un cyberstupro”- mette in guardia Romanelli spiegando che, dal punto di vista psicologico, merita una riflessione sia l’autore del reato, art. 612-bis Codice Penale, sia la vittima che subisce una gogna pubblica e che, come accaduto in alcuni casi di cronaca nera, può addirittura sfociare in tragedia. L’esperta fa notare che il fenomeno si colloca in un contesto più ampio inerente l’approccio alla sessualità ai tempi dei social dei giovani ma non solo. Complici le distanze post e dalla pandemia sempre più diffuso è, all’interno di relazioni consensuali, lo scambio di contenuti più o meno espliciti di natura sessuale tra i partner, noto con il termine sexting( dalla fusione sex e texting). “Ma nel momento in cui certi contenuti vengono condivisi si accetta di fatto un rischio notevole”- avverte ancora Romanelli- “sovente capita che, naufragata una storia d’amore, per denigrare il partner si diffondano contenuti riservati ed intimi”. Non è un caso che La Polizia postale ha stimato una crescita del revenge porn del 78% dal 2020 al 2021.

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