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SULMONA – C’è un’indagata per l’incendio divampato nella notte tra il primo e il 2 luglio in via XXV Aprile quando un’auto, una Cinquecento rossa, è stata data alle fiamme. Come da indiscrezioni trapelate da questa testata, i sospetti sarebbero caduti sin da subito su una donna, S.F., residente nello stesso quartiere, che nei giorni precedenti avrebbe avuto un diverbio con la vittima, nel punto vendita dove quest’ultima lavora. Un particolare che sarebbe emerso dal riscontro di alcune testimonianze raccolte dagli organi inquirenti che nei giorni scorsi hanno effettuato anche una perquisizione domiciliare a casa dell’indagata, nel corso della quale è stato sequestrato un telefono cellulare. Gli investigatori analizzeranno i dati delle celle e i suoi contatti per chiarire tutti i particolari della vicenda e per ulteriori accertamenti. Dagli indizi raccolti nonché dalle immagini di videosorveglianza fornite da un privato, si è arrivati a segnalare all’autorità giudiziaria la presunta responsabile dell’atto incendiario. Il condizionale è d’obbligo poichè il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e per l’avvocato difensore, Alessandro Margiotta, non vi è alcuna prova a carico della sua assistita. L’inchiesta peraltro è in piena evoluzione poiché le indagini si stanno concentrando su altre due persone che potrebbero aver coadiuvato la donna nell’appiccare l’incendio. Per la giornata di domani, intanto, è stato fissato un incontro tra i residenti e agli amministratori di Palazzo San Francesco. La delegazione consegnerà una petizione, firmata da una trentina di abitanti del cosiddetto “trilatero” della cronaca, attraverso la quale si chiedono immediati interventi a tutela del quartiere: effettuare la pulizia dell’area posteriore dove solo collocati i pini ad alto fusto, rendere agibile i parcheggi intorno al fabbricato, centralizzare i mastelli della raccolta differenziata all’esterno, posizionare le bocchette antincendio a tutti i fabbricati nonchè le barriere frangineve per l’inverno, ordinare e mettere in funzione una quindicina di telecamere di videosorveglianza per assicurare la giusta sicurezza al quartiere, oltre a quelle posizionate dai privati.

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