
Il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, ha chiesto l’incidente probatorio per la vicenda che vede indagati un avvocato del foro di Sulmona e un orefice, accusati a vario titolo di ricettazione e acquisti di sospetta provenienza. La Procura, dopo aver notificato ad entrambi l’avviso di garanzia al termine delle indagini preliminari, è intenzionata a cristallizzare il quadro delle accuse, mettendo così in cassaforte la testimonianza di un 93enne di Sulmona, zio dell’avvocato, che aveva fatto scattare l’inchiesta con la denuncia di parte. Per la Procura “vi è il fondato motivo di ritenere che la testimonianza non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o per altro grave impedimento”. Toccherà ora al giudice per le indagini preliminari fissare l’incidente probatorio mentre oggi, nella caserma dei carabinieri, si terrà l’interrogatorio dell’orefice, disposto dalla Procura al termine delle indagini. Le vicende che hanno dato vita all’inchiesta risalgono al 2024, tra i mesi di luglio e agosto. Il tutto è nato dall’anziano, residente a Sulmona, parente dell’avvocato finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura. L’uomo aveva denunciato la scomparsa di alcuni monili in oro che possedeva nella propria abitazione. Il furto sarebbe avvenuto nel dicembre del 2022. Da qui, secondo l’accusa, è nata l’accusa di ricettazione ai danni del legale. Il professionista, stando all’imputazione, avrebbe ricevuto i gioielli di proprietà dell’anziano e li avrebbe poi consegnati all’orefice, anch’esso coinvolto nell’inchiesta, per smerciarli. Lo stesso orefice è accusato dell’acquisto di monili di sospetta provenienza: una collana di perle bianche, un bracciale di perle bianche, un anello in oro bianco e zaffiri neri e bianchi, un paio di orecchini in oro bianco, un anello in oro giallo con incastonati brillanti e zaffiro, un anello di brillanti e perla, par un valore di svariate migliaia di euro. Gli indagati, entrambi difesi dagli avvocati Alessandro Margiotta e Uberto Di Pillo, respingono ogni addebito e si preparano a difendersi nelle sedi opportune. I legali hanno già annunciato l’intenzione di contrastare duramente l’impianto accusatorio, sottolineando che quanto ricostruito finora dalla Procura non dimostrerebbe né la consapevolezza né la volontà di trarre profitto da beni illeciti da parte dei loro assistiti.



























