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SULMONA – G.G., finito agli arresti domiciliari, si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre gli altri tre raggiunti da un provvedimento di obbligo di dimora ( F.G., E.D.C, A. D.C.) hanno risposto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, Giuseppe Ferruccio, difendendosi punto per punto dal capo d’imputazione e dall’accusa di spaccio. E’ questo l’esito degli interrogatori in rogatoria ( davanti a una diversa autorità giudiziaria) che si sono svolti questa mattina al Palazzo di Giustizia di piazza Capograssi in riferimento alla maxi operazione antidroga denominata “Tallone d’Achille”, condotta nei mesi scorsi da Polizia e Guardia di Finanza tra Chieti e Pescara, che ha portato all’arresto di diciassette persone e alla notifica  di venticinque misure cautelari. Nella rete degli investigatori sono finiti anche quattro giovani di Sulmona, interrogati questa mattina dal giudice Ferruccio, su delega della Procura di Chieti titolare dell’inchiesta.  I legali degli indagati, Guido Colaiacovo, Giuseppe De Chellis e Stefano Michelangelo, hanno chiesto la revoca della misura cautelare o la sostituzione con una misura meno afflittiva. L’esito degli interrogatori dovrà ora essere notificato alla Procura della Repubblica di Chieti per il rilascio del relativo parere prima dell’ordinanza che sarà emessa dal Gip del Tribunale di Chieti. Per conoscere la decisione ci vorrà ancora qualche giorno.  L’inchiesta ha consentito di individuare e disarticolare tre diversi sodalizi criminali, composti da italiani e albanesi, che operavano nelle province di Chieti, Pescara e L’Aquila: uno con base a Bucchianico, il secondo specializzato nello spaccio alla “movida” a Chieti Scalo ed il terzo pescarese. I fatti risalgono allo scorso anno e per quanto riguarda i quattro giovani del posto l’attività d’indagine ha visto la stretta collaborazione tra la Squadra Anticrimine del Commissariato e la Questura di Chieti.

Andrea D’Aurelio

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