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Scanno-Sukagawa: Glorie di San Martino e Hiwashi Festival, Rituali di Fuoco tra Tradizione e Rinascita
Scanno, il gioiello incastonato tra le montagne abruzzesi, è un borgo che respira storia e miti antichi, dove le tradizioni non sono reliquie polverose, ma fuochi vivi che illuminano il presente. Tra queste, le Glorie di San Martino rappresentano l’essenza più primordiale: un rito propiziatorio di origini pagane, che segna la fine dell’estate agricola e invoca un inverno benigno. Ogni 10 novembre, vigilia di San Martino, i tre rioni storici – Cardella, La Plaja e San Martino – erigono sulle colline circostanti altissime cataste di legna, vere e proprie torri di rami e tronchi raccolti nei boschi vicini. Al calar del sole, con un’esplosione sincronizzata, queste “glorie” vengono accese, trasformando il cielo in un arazzo di fiamme arancioni che danzano contro le cime innevate. Non è solo spettacolo: è un marchio di appartenenza, un momento collettivo che unisce generazioni, dove solo gli scannesi (o chi da loro accompagnato) possono scalare i monti per i preparativi. Come raccontano gli anziani, il rito affonda le radici nella bonifica dei campi autunnali, un gesto di purificazione che evolve in festa comunitaria, eco di un Capotempo – il ciclo contadino abruzzese – ricco di suggestioni mitiche.

Quest’anno, l’edizione 2025 delle Glorie si inserisce in un contesto particolarmente vibrante, intrecciandosi con eventi culturali che amplificano il suo significato simbolico. Dal 25 settembre al 30 dicembre, Roma ospita la mostra fotografica “Le Glorie di Scanno: fuoco, terra e destino” di Giuseppe Nucci, curata da Giada Triola al Leica Store di Via dei Due Macelli. L’esposizione cattura l’anima del rito attraverso scatti intimi: il sudore dei preparativi, il bagliore delle fiamme, il silenzio attonito della valle. Nucci, fotografo sensibile alla ritualità abruzzese, porta a Roma questa “memoria ardente”, rendendo le Glorie un ponte tra periferia montana e cuore cosmopolita, e confermando Scanno come capitale di un immaginario autentico e romantico.

Ma il 10 novembre non è solo fuoco: è un weekend di rinascita culturale. Dal 8 al 10, Deguscanno anima il borgo con tour enogastronomici, cooking class e menu tematici dedicati ai sapori tradizionali – dalle sagne e fagioli ai vini robusti del territorio – in palazzi signorili e antiche cantine. È un viaggio sensoriale che prepara lo spirito al rito serale, legando gusto e fiamma in un abbraccio sinestetico. Lo scorso 8 novembre, il festival Ju Buk ha inaugurato la sua prima edizione autunnale, un laboratorio femminista e antifascista che “accende il fuoco dell’impegno civile”. Ospite d’onore Maria Novella De Luca, che presenta Le Appassionate (Feltrinelli, 2025), saggio co-scritto con Simonetta Fiori su diritti, rispetto e trasformazione di genere. In una cornice di colori autunnali, l’evento dialoga con le Glorie imminenti: come le pire, le parole delle autrici sono fiamme di resistenza, che interrogano il presente e invocano un futuro di giustizia. Ju Buk, che si espande anche in inverno con presentazioni come Scialacca di Kristine Maria Rapino, trasforma Scanno in un crocevia di voci femminili, dove tradizione e attivismo si fondono in un movimento rigenerativo.

A migliaia di chilometri di distanza, in Giappone, un altro fuoco rituale illumina l’autunno: il Taimatsu Akashi di Sukagawa, nella prefettura di Fukushima. Se le Glorie sono un’esplosione di fiamme montane, qui il rito si fa processione fluviale, un ponte tra culture che, pur diverse nei dettagli, condividono l’anima di un’offerta propiziatoria. Celebrato il secondo sabato di novembre – quest’anno il 9, alla vigilia esatta delle Glorie – l’evento affonda le radici in oltre 400 anni di storia, nato come preghiera per la pace dopo disastri antichi, e rinato dopo il terremoto e tsunami del 2011 come simbolo di resilienza.











