
CASTEL DI SANGRO. Stava effettuando il solito giro d’ispezione per conto dell’Ivri a bordo dell’auto di servizio, quando ha perso il controllo della propria autovettura finendo contro il guardrail. Un impatto fatale in cui sei anni fa ha perso la vita Enzo Casaburi, vigilante di soli 22 anni originario di Mercato San Severino, in provincia di Salerno. Il racconto è arrivato questa mattina davanti al giudice del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni per la prima udienza del processo che vede alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo in concorso, sette dirigenti Anas. In aula è stato sentito il super perito incaricato dalla Procura di ricostruire la dinamica dell’incidente. Tra gli imputati figurano in particolare due dirigenti del centro di manutenzione del tratto stradale, per le diverse aree di competenza, due capi nucleo, due sorveglianti e il progettista dei lavori di adeguamento delle barriere di sicurezza. Per la Procura i sette avrebbero concorso a determinare la morte dell’automobilista conseguente a un grave trauma toraco-addominale. La colpa dei sette sarebbe consistita nella realizzazione, mantenimento e omessa regolarizzazione della barriera a tre onde collocata a protezione del viadotto, caratterizzata dalla presenza di un cordolo in cemento a terra e dall’assenza di adeguata transizione tra due diverse barriere. Fatti strutturali che, sempre secondo l’accusa, avrebbero procurato un brusco arresto della marcia da parte dell’automobilista, viaggiante senza ausilio delle cinture di sicurezza, e la conseguente apertura dello airbag contro cui si sarebbe abbattuto per l’urto non armonizzato del veicolo










