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SULMONA – Senza esequie e senza quel contatto umano che scalda il cuore e che asciuga le lacrime. Si muore in silenzio al tempo del Coronavirus con il dolore che si amplifica per i congiunti dei defunti. Al mancato funerale che viene sostituito dalla benedizione della salma in Cimitero ma solo con pochi intimi, si aggiunge il disappunto per la sospensione dell’affissione dei necrologi in città. E’ una disposizione in vigore già da alcune settimane perché il servizio- spiegano da Palazzo San Francesco- non rientra tra quelli di prima necessità. Almeno è quanto deciso dall’ufficio affissione che ha sospeso il servizio fino all’allentamento delle disposizioni anti Covid previsto dal 4 maggio in poi. Il problema quindi sarà risolto per forza di cose ma proteste e segnalazioni non sono mancate in queste settimane perché- riferiscono i congiunti dei defunti- si aggiunge dolore al dolore. Se è vero come è vero che nell’era digitale anche il necrologio fa il giro dei social, unitamente alla diretta facebook della benedizione della salma, l’affissione del manifesto funebre dà modo all’intera fascia della popolazione di recepire la notizia del decesso per stringersi quantomeno in un ideale abbraccio con i congiunti e far sentire l’affetto e la vicinanza con una telefonata. La vita non è nelle disponibilità dell’uomo ma se per assurdo l’individuo potesse scegliere quando morire, sicuramente aspetterebbe la cessazione dell’emergenza e il graduale rientro alla normalità. La vita continua. Se in ospedale si appendono i fiocchi perché il virus non ferma le nascite dall’altra parte, per il principio della ciclicità della vita, l’emergenza non blocca nemmeno la morte. Nulla di più naturale verrebbe da dire. Ma di questi tempi tutti se ne vanno in punta di piedi, in silenzio, con i familiari che si scontrano con la solitudine e con il rituale della tradizione che viene meno: dalla visita a casa dell’estinto, al funerale in Chiesa, fino ai convenevoli e alle messe di suffragio. Non manca sicuramente il pensiero ricorrente e il cuore caldo e affezionato per quanti soffrono. Ma la stessa sensibilità ci porta a denunciare e a registrare, per dovere di cronaca, un disagio che ha creato più di una rimostranza. Al tempo del Covid.

Andrea D’Aurelio

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