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SULMONA – Si era finta impiegata del Comune per il servizio di raccolta differenziata al fine di sottrarre oro e contanti a casa di due anziani pratolani. Per il furto aggravato in concorso, messo a segno il 12 aprile 2018, una 25 enne originaria di Roma è stata condannata alla pena di cinque anni di reclusione, 1500 euro di multa e al pagamento delle spese processuali. Una sentenza dura quella emessa dal giudice monocratico, Francesca Pinacchio, che riaccende una speranza sul filone dei furti in abitazione. In questo caso le forze dell’ordine erano riuscite ad assicurare una delle tre responsabili alla giustizia. Il colpo era stato pianificato e posto in essere assieme ad altre due persone rimaste ignote. Quel giorno la giovane di etnia rom si era recata a casa dell’anziana coppia con la scusa di controllare lo smaltimento dei rifiuti. La finta addetta comunale intrattenne le vittime nel salotto per circa quindici minuti, il tempo necessario per compiere l’azione delittuosa. Quando i tre hanno lasciato l’abitazione, gli anziani scoprirono l’ammanco: 200 euro in contanti, una collana d’oro e una carta poste pay sottratta dall’armadio della camera da letto. Da qui la contestazione dell’utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. La carta è infatti servita per prelievi a sbafo, effettuati a Popoli, per un importo complessivo di 600 euro. L’aggravante è quella di aver agito con destrezza, con altre due persone non identificate, simulando la qualità di incaricata di pubblico servizio. Tra guardie e ladri questa volta ha vinto la giustizia.

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