
Sequestro di persona in concorso. È questa l’ipotesi di reato che il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Stefano Iafolla contesta a tre nigeriani dai 21 ai 30 anni, ospiti di un centro per accoglienza che si trova a Castel di Sangro. Per i tre è stato chiesto il processo al giudice per le indagini preliminari. I fatti risalgono allo scorso anno quando, secondo il capo d’imputazione, gli imputati avrebbero messo in atto una protesta per il cambio delle modalità del pocket money deciso dai gestori. Si tratta della somma che viene versata ai richiedenti asilo per piccole necessità. Dal pagamento settimanale si era passati a quello bisettimanale. Decisione che i tre non avevano gradito. Per questo, approfittando di una riunione in corso nell’ufficio riservato alla direzione del centro di accoglienza, avevano posizionato dei grossi vasi fuori la porta, sequestrato i gestori all’interno e impedendo loro di uscire. Il clima di tensione è andato avanti per diversi minuti dal momento che, a quell’ora, gli altri ospiti ed educatori erano impegnati in altre attività. Sul posto si era reso necessario l’intervento dei carabinieri della compagnia di Castel di Sangro che oltre a liberare i gestori del Cas, avevano identificato e denunciato i tre nigeriani protagonisti del gesto dimostratolivo. A loro carico pende un’accusa di sequestro di persona e sarà il gup Emanuele Lucchini ad esprimersi in merito


































