
Nulla di fatto nella mediazione tra le parti. Il tentativo di conciliazione è fallito e per la maxi eredità da trenta milioni di euro si andrà a giudizio. È quanto emerso ieri nel corso della procedura conciliativa che si è tenuta davanti all’avvocata del foro di Sulmona Stefania Di Clemente. Le parti non hanno trovato un accordo vista l’assenza per la seconda volta di una 70enne a cui il cugino avvocato di 75 anni contesta la circonvenzione d’incapace. Ora la vicenda approderà davanti al giudice civile del tribunale di Sulmona. Si apre quindi un nuovo filone della clamorosa vicenda. L’inchiesta penale è scattata già da un anno. Le indagini preliminari sono ancora in corso. La vicenda ruota attorno a una donna di 90 anni, originaria della Valle Peligna, vedova di un magistrato e con una famiglia di rilievo nel piccolo centro. Dopo aver vissuto a Roma, dove era stata anche investita da un motociclista e ricoverata in una struttura sanitaria, era rientrata a Pettorano sul Gizio. Qui, secondo la denuncia, sarebbe stata affidata a due persone che l’avrebbero ospitata per conto della nipote oggi indagata. Le accuse, tutte da verificare, delineano un quadro pesante: l’anziana, non più autosufficiente e impossibilitata a deambulare, sarebbe stata di fatto isolata e costretta a vivere in casa senza possibilità di uscire. I due ospitanti, sempre secondo quanto riferito dal denunciante, avrebbero gestito la pensione della donna, mentre la situazione complessiva avrebbe inciso sul suo stato psicofisico fino al decesso, avvenuto nel marzo 2025. Dopo la morte è emerso il testamento che assegna l’intero patrimonio – tra immobili, terreni e denaro – alla nipote 70enne. Un passaggio che ha innescato la battaglia legale. Il 75enne ha impugnato l’atto in sede civile, sostenendo che la zia sarebbe stata circuita non solo dalla cugina, ma anche da altre persone coinvolte nella gestione quotidiana della donna. La vicenda si è così sdoppiata: da un lato il procedimento civile sul testamento, dall’altro il filone penale con due fascicoli aperti, uno a Sulmona e uno a Roma. Nell’esposto si fa riferimento anche alla presunta sottrazione di una maschera in oro massiccio appartenuta all’anziana. Dopo lo stop del sostituto procuratore Edoardo Mariotti, che aveva respinto nelle scorse settimane la richiesta di incidente probatorio, il 75enne è tornato alla carica, chiedendo al gip il sequestro preventivo dei beni e dei conti correnti oggetto dell’inchiesta, compresi gli oggetti di altissimo antiquariato che si trovano in uno degli appartamenti romani ereditati dalla cugina indagata che potrebbero essere allineati. Il 75enne ha chiesto inoltre la nomina di un consulente tecnico per esaminare la documentazione agli atti e quella ancora da acquisire, come la cartella clinica dell’ospedale di Sulmona dove è deceduta la zia. Infine l’avvocato ha indicato alla procura una serie di testimoni, tutti parenti dell’anziana, a supporto dell’accusa.
































