
I tempi della riforma sono un po’ quelli della giustizia. Il progetto di legge Atto Camera 2646 ha cominciato a dare ieri segni di vita. Il disegno di legge, approvato dal Governo alla fine di luglio del 2025, era stato iscritto alla Camera dei Deputati il 3 ottobre 2025 assumendo lo status di Progetto di Legge 2646.
Da quel giorno, a parte una passaggio in aula per la verifica dei requisiti del PNRR e un passaggio in Commissione Giustizia per l’accorpamento con altri progetti, l’iniziativa legislativa era sorpassata da altre con il numero più alto. Dopo mesi di vuoto politico e istituzionale, la commissione giustizia ha dato ieri il suo parere e ha rimesso in moto l’iter che tende a blindare i presidi giudiziari di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto. Il rischio di un’ennesima proroga tecnica, per concludere il percorso, rimane alto come ha annunciato il sindaco di Sulmona Luca Tirabassi che è anche presidente del consiglio dell’ordine. Con la soppressione dei 4 tribunali, metà regione, quella orograficamente più complicata, si troverebbe sguarnita dei presidi di giustizia. Un concetto che verrebbe ancora più amplificato se Sulmona restasse senza tribunale. I residenti del Centro Abruzzo sarebbero costretti a lunghi spostamenti, come ha documentato più volte il coordinamento, per poter accedere alle sedi giudiziarie. Un esempio per tutti: un residente di Ateleta per raggiungere Sulmona deve percorrere 50 chilometri. Senza il tribunale peligno, l’utente ne dovrebbe percorrere attorno ai 120 e su strade tortuose e fin troppo pericolose. L’altra questione sollevata dal coordinamento è il legame tra il tribunale di Sulmona e il carcere di massima sicurezza che, nel lo scorso anno, con il nuovo padiglione ha accolto altri 250 detenuti. “Il nostro tribunale è sempre rimasto aperto e questo è un dato”- ricorda Tirabassi a un anno dalla sua elezione a Palazzo San Francesco. L’arringa decisiva si gioca tuttavia a Roma a meno di dodici mesi dalla scadenza naturale della legislatura



























