
Usura in concorso e tentato omicidio. Con queste accuse sei persone sono comparse oggi davanti al collegio del Tribunale di Sulmona, Pierfilippo Mazzagreco, per la prima udienza del processo, scaturito dall’aggressione a colpi di chiave inglese. Si tratta di L.D.R., L.S. B.S., S.D.R, M.D.M. e L.M. .Davanti ai giudici hanno sfilato i primi quattro testimoni, tra cui il sostituto commissario in pensione, Daniele L’Erario, che aveva coordinato le indagini come capo della squadra anticrimine del commissariato assieme al sostituto procuratore Stefano Iafolla. In aula è arrivata la ricostruzione della rete dell’usura che era stata detonata proprio da quella brutale aggressione. Tutto era avvenuto nel settembre di quell’anno, quando una delle imputate era andata ad un autolavaggio di Sulmona pretendendo dalla titolare la restituzione di un prestito di tremila euro del 2016 che secondo il suo punto di vista doveva essere consegnato in quel momento. Alla giustificazione della donna che aveva già provveduto ampiamente a restituire il denaro – in due anni e mezzo aveva consegnato alla famiglia circa 18mila euro a fronte dei tremila euro che erano l’originale prestito – l’imputata aveva afferrato una chiave inglese a croce colpendo ripetutamente la proprietaria dell’autolavaggio procurandole ferite alla testa e alle braccia con una prognosi di 50 giorni. Pronti a respingere le accuse gli avvocati difensori Silvia Iafolla, Alessandro Tucci e Alessandro Rotolo. L’indagine aveva portato a scoprire un vasto giro di usura in città, come ricordato proprio da L’Erario. Dall’aggressione era partita un’inchiesta che aveva fatto emergere il giro dell’usura in città. In seno all’inchiesta principale è nato il filone che ha coinvolto due insospettabili, per le quali lo scorso maggio era arrivata la richiesta di archiviazione della Procura, essendo emerse incongruenze e contraddizioni nella versione resa dalla persona offesa, la stessa dell’aggressione all’autolavaggio. Ma c’è di più. La Procura ha chiesto di scagionare le due indagate anche per un’altra indagine, che non era venuta alla luce e che vedeva come presunte vittime di usura altre figure professionali. Nel corso delle investigazioni non sono emersi elementi per sostenere l’accusa. Al gip il compito di pronunciare su questi ultimi due filoni









