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SULMONA – Il bel tempo agevola la boccata d’aria. Qualcuno ne approfitta mentre c’è chi preferisce rimanere all’interno davanti la tv, aspettando l’ora x della cena, per assolvere al rituale. Come cambia la vita degli anziani al tempo del Coronavirus? Una domanda che ci stiamo ponendo da tempo e oggi, come televisione non solo in mezzo la gente ma anche attenta alla gente, abbiamo deciso di iniziare il nostro reportage, visitando le strutture per anziani del territorio, per dare voce a chi non ne ha e per valorizzare l’impegno e la competenza degli operatori delle case di riposo che, se sono riusciti a bloccare il virus negli ultimi quaranta giorni, vuol dire che sono stati all’altezza della situazione. Il nostro viaggio comincia da “Cantone Ospitalità”, nella frazione del comune di Introdacqua, dove ci accoglie Sara Leonarduzzi, la prima a rispondere al nostro invito. Niente strette di mano ma solo sguardi che valgono più di mille parole. Poi quel “buonasera” corale che arriva dagli ospiti, tutti molto incuriositi, per l’arrivo del “mezzo busto” della tv. Si mantengono le dovute distanze. Poi, per soli tre minuti e muniti di tutti i dispositivi, entriamo in struttura. La più allegra della “compagnia” ci accoglie cantando. “All’alba quando spunta il sole” quasi un augurio per l’Abruzzo che lotta contro il virus. Gli altri alzano la mano, restano in silenzio, mentre un altro ospite ci racconta le giornate che scorrono “tutte uguali”. “E’ mancato il contatto con le famiglie soprattutto a Pasqua e la presenza fisica del nostro parroco per il conforto spirituale”- spiega Leonarduzzi- “noi però abbiamo attivato le videochiamate per farli sentire meno soli e per le celebrazioni beneficiamo dei canali social e televisivi”. La struttura, oltre ad aver adottato tutte le misure e i dispositivi, ha vietato l’accesso al pubblico dallo scorso 6 marzo mentre per i tamponi, come da indicazioni ricevute dalla Asl, bisogna solo verificare se sussistono sintomi e attivarsi per raggiungere il pre-triage. Diverso il discorso per il personale, che riguarda un po’ tutte le strutture, visto che dopo l’ultima ordinanza della Regione non sono arrivate direttive nel merito. Quello che è evidente è la sconnessione tra la sanità ospedaliera e quella sul territorio. Anche per richiedere un prelievo attese e procedure sono lunghe. Su questo forse bisognerebbe ricominciare a lavorare. Quanto agli anziani siamo andati per strapparli un sorriso ma alla fine, come volevasi dimostrare, sono stati loro a riempirci il cuore con i loro sguardi e raccomandazioni. Il nostro viaggio prosegue.

Andrea D’Aurelio

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