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Lettera aperta di Mario Pizzola al sindaco Gianfranco Di Piero, sulla costruzione della villa di via Tratturo, vicenda finita nel mirino della procura che ha indagato quattro persone. Di seguito il testo: “Ancora non è stata chiarita la vicenda della costruzione in via Tratturo, ovvero come è potuto accadere che una baracca abusiva, di legno e con copertura in eternit, si sia trasformata in una villa privata di circa 400 mq, in un’area destinata a parco urbano e territoriale, e per di più pagata con i soldi pubblici. Le domande che attendono risposta sono: Come è stato possibile rilasciare il permesso a costruire dal momento che l’atto principale alla base del condono della baracca, cioè il nulla osta della Regione, è stato annullato da un Decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali? Come mai una baracca abusiva, adibita al ricovero di materiali e attrezzature edili (tale la descrive il proprietario) diventa improvvisamente un ufficio? Può un ufficio funzionare senza corrente elettrica, senza allaccio di acqua potabile, senza servizi igienici e senza numero civico? Può una villa privata essere costruita al posto di una baracca abusiva in un’area che il Piano Regolatore Generale del Comune di Sulmona destina a parco urbano e territoriale e per il quale le norme tecniche del PRG stabiliscono che “in tali zone gli interventi, di esclusivo carattere pubblico, hanno come fine la assoluta salvaguardia e la valorizzazione ambientale, ecologica, naturalistica del patrimonio esistente”? Come è possibile che la villa in questione venga costruita in un’area in cui non era consentito erigere neppure una baracca, in quanto sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi della legge n.431/1985? Può una legge regionale eliminare un diritto – ovvero lo spazio di parco pubblico che spetta ad ogni cittadino – che discende da una legge nazionale (D.M. n. 1444 del 2.4.68)?
Può una simile costruzione essere realizzata a poca distanza da un monumento vincolato dallo Stato quale è l’antica chiesa di Santa Maria di Roncisvalle? E’ possibile costruire un tale edificio ad una distanza di appena dieci metri da un fiume iscritto nell’elenco delle acque pubbliche quale è il fiume Gizio?
Come è stato possibile che, per consentire la costruzione della villa, sia stato cancellato e sepolto il canale adduttore che serviva l’antico mulino che sorge nei pressi? Come può una costruzione su cui sono presenti tanti e tali interrogativi usufruire degli incentivi previsti dal superbonus del 110 per cento?
Lei ha affermato, rispondendo in Consiglio comunale ad una interrogazione della consigliera Teresa Nannarone, che tutto è stato deciso dal settore urbanistico e che un eventuale suo interessamento sarebbe “una indebita ingerenza nell’ambito di competenze che sono esclusiva prerogativa degli Uffici amministrativi dell’ente”. Da oltre un anno i Comitati cittadini per l’ambiente le hanno posto il problema ma mai hanno avuto da lei una risposta. Quello che le si chiede semplicemente è di acquisire – avvalendosi del ruolo e dei poteri che la legge le assegna in qualità di Sindaco della città – le necessarie informazioni al fine di comprendere e valutare se la procedura sia stata corretta e se le norme che disciplinano la materia siano state rispettate. Non mi sembra che ciò possa configurarsi come una “indebita ingerenza”. Del resto a chi dovrebbero rivolgersi i cittadini per avere dei chiarimenti se non al proprio Sindaco? Lei è stato scelto, attraverso libere elezioni, come garante della legalità e della corretta amministrazione della cosa pubblica, e nel nostro Stato di diritto è lei l’interlocutore diretto dei cittadini. Le rinnovo, pertanto, l’invito a fornire pubblicamente le dovute risposte alle domande che le sono state poste, in modo da fugare ogni dubbio su una vicenda che presenta non pochi lati oscuri”

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