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SULMONA. Quattro anni di reclusione, risarcimento da liquidare in sede civile, interdizione dai pubblici uffici e pagamento delle spese processuali. È questa la pena inflitta dalla Corte d’Appello dell’Aquila, ad un 45 enne del circondario, finito alla sbarra con la pesante accusa di violenza sessuale. I giudici hanno riformato la sentenza del Tribunale di Sulmona che aveva condannato l’imputato, lo scorso 25 ottobre, a dodici anni. La Corte ha ritenuto prevalenti le attenuanti generiche del reato sulle aggravanti. Tuttavia resta la colpevolezza. I fatti risalgono al 2 novembre 2019. Secondo l’imputazione l’uomo, vicino di casa della vittima, dopo essersi appartato con la piccola in cantina, le avrebbe sceso le mutandine toccandola ripetutamente nelle parti intime e si sarebbe perfino denudato. È stata la stessa piccola di appena nove anni a dire tutto ai genitori quando, rientrando a casa piangendo raccontò che quell’uomo del paese le aveva messo le mani addosso e la seguiva sempre aspettandola anche fuori dalla scuola. L’uomo proprio perché avrebbe insistito nel suo atteggiamento, è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento. Misura che avrebbe violato più volte tanto da spingere l’autorità giudiziaria ad aggravarla con l’obbligo di dimora. Le indagini sono state curate dalla stazione dei Carabinieri di Pacentro. L’imputato è stato difeso dal legale Giuliana De Nicola, mentre la parte civile è affidata all’avvocato Vincenzo Colaiacovo.

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