
A mille metri di quota, nel comune di Villalago, Raffaele Cosenza, insieme alla sorella Olga e alla moglie Claudia, ha dato vita a un progetto ambizioso e controcorrente. Creare uno dei vigneti più alti d’Abruzzo. Dopo decenni di abbandono, uno dei terreni — coltivato fino agli anni Cinquanta — è stato recuperato e trasformato nell’ “Antico Monastero San Pietro”, un’azienda biologica estrema, completamente lontana da fonti di inquinamento industriale. Dei circa venti ettari complessivi, solo uno è oggi dedicato alla vite, con una scelta precisa e coraggiosa: lo Chardonnay, un vitigno capace di adattarsi alle condizioni difficili dell’alta quota.

Il nome “Antico Monastero San Pietro” non è una scelta casuale. Richiama la tradizione e la spiritualità, ma soprattutto esprime la purezza e l’autenticità di questi vini di montagna. Qui il vino non è soltanto un prodotto enologico: è un’esperienza che rimanda al celebre detto“In vino veritas”. Il consumo moderato del vino, infatti, può sciogliere barriere e inibizioni, permettendo a pensieri, emozioni e verità più profonde di affiorare. Ogni calice diventa così un viaggio interiore, un invito alla trasparenza e a una connessione autentica tra le persone.









La nascita del progetto non è stata semplice. Raffaele Cosenza racconta di essere stato incoraggiato da Gregorio Rotolo, su suggerimento di Domenico Pasetti, a piantare la vite in quel terreno estremo. Nel 2022 è partita anche una sperimentazione con uno spumante base Moscato, per studiare come le uve maturano e fermentano in un ambiente non tradizionale per la viticoltura.



L’azienda non si limita al vino. Seguendo una visione olistica della montagna, produce anche altri frutti della terra: dall’antico grano duro siciliano “Russìa” (recuperato in collaborazione con l’Università di Teramo) alle confetture realizzate con alberi da frutta piantati appositamente. L’obiettivo è chiaro, come afferma Raffaele: «La nostra nasce come un’azienda di montagna, per cui la mia idea sin dall’inizio è stata quella di coltivare e produrre tutto quello che offre la montagna».

Oggi la nuova generazione, rappresentata da Denise e Simone, è pronta a raccogliere il testimone, garantendo continuità a un progetto che unisce rispetto per la natura, tradizione e innovazione in un contesto di grande purezza ambientale.

In sintesi, il “Vino di San Pietro” non è soltanto un vino di alta quota: è un simbolo di autenticità, un mezzo attraverso il quale l’anima può rivelarsi con sincerità, tra un calice e una conversazione vera. Un piccolo grande esempio di come, anche in Abruzzo più selvaggio e montano, si possa produrre eccellenza nel segno della genuinità e della bellezza.































