
A Tagliacozzo l’estate si fa silenziosa e potente. Le sale antiche del Palazzo Ducale Orsini-Colonna ospitano Contemporanea 25, rassegna d’arte giunta alla sua dodicesima edizione, che quest’anno si muove tra tracce del passato, storie dimenticate e visioni femminili che riportano al centro l’umanità. Fino al 21 settembre, due mostre si confrontano e dialogano come due tempi diversi della stessa memoria: Concetta Baldassarre e Annu Palakunnathu Matthew sono le protagoniste di questa edizione, curata da Cesare Biasini Selvaggi, con l’energia e la visione che da sempre contraddistinguono la manifestazione, nata da un’idea di Emanuele Moretti e fortemente voluta dal Comune di Tagliacozzo. La prima esposizione, “Il ritratto svelato di una vita nell’arte”, è una retrospettiva intensa e luminosa dedicata a Concetta Baldassarre, artista sulmonese che ha attraversato tutto il Novecento con un linguaggio personale, potente e silenzioso. Allieva di Toti Scialoja, amica di Piero Dorazio, la sua opera – per anni quasi dimenticata – riemerge oggi con circa 60 lavori tra dipinti, disegni e sorprendenti esempi di arte applicata. I suoi quadri, spesso astratti e carichi di spiritualità, parlano con i colori della vita e del dolore, restituendo allo spettatore un universo in cui l’assenza diventa presenza, e la pittura si fa voce del tempo. Accanto a lei, nella mostra “Storie nascoste. Gli italiani d’Abruzzo e i soldati indiani nella Seconda guerra mondiale”, la fotografa anglo-indiana Annu Palakunnathu Matthew porta alla luce un pezzo di storia quasi del tutto dimenticato: il legame tra le famiglie abruzzesi e i prigionieri indiani fuggiti dal campo di Avezzano nel 1943. Le sue immagini – tra analogico e digitale, testimonianze e oggetti – creano un percorso emozionante e coinvolgente che attraversa i muri del palazzo e arriva dritto al cuore. Una memoria sospesa, fatta di violini donati, registri d’ospedale, racconti tramandati, che oggi si fanno arte per non essere più invisibili. Due donne, due epoche, due sguardi diversi ma affini. Quello che le unisce è la capacità di ascoltare ciò che è stato rimosso, cancellato o semplicemente ignorato. La loro arte non urla, ma sussurra verità profonde, invita a fermarsi, a guardare meglio, a ricordare con rispetto. In un tempo in cui il presente corre veloce, Contemporanea 25 ci regala un tempo lento, fatto di ascolto e stupore, nel cuore dell’Abruzzo. Una mostra che è anche un atto d’amore verso le storie di chi ha vissuto, creato, salvato e custodito. Perché la memoria, come l’arte, non muore mai.

































