
Un viaggio dentro l’identità più profonda dell’Abruzzo montano, tra memoria, paesaggi, cultura e comunità. Prenderà il via il 14 maggio da Sulmona il primo ciclo di presentazioni del libro di Massimo Santilli “Sirente, sconosciuto stupore – Una montagna d’Abruzzo e la sua valle”, pubblicato da D’Abruzzo – Edizioni Menabò. Un’opera che va ben oltre il semplice volume storico o naturalistico e che si presenta come un vero progetto di valorizzazione territoriale dedicato al Monte Sirente e alla Valle Subequana. Il primo appuntamento è fissato nella biblioteca del liceo classico Ovidio di Sulmona. Successivamente il libro approderà a Fontecchio il 17 maggio e ad Acciano il 31 maggio, coinvolgendo amministratori, studiosi, rappresentanti del territorio e personalità del mondo culturale abruzzese. Il lavoro di Santilli, impreziosito dalla prefazione della scrittrice Dacia Maraini, nasce da anni di ricerca e approfondimento dedicati a un’area dell’entroterra aquilano spesso rimasta lontana dai grandi racconti turistici e culturali della regione. Attraverso oltre quattrocento pagine, il libro ricostruisce la storia, le tradizioni, le trasformazioni sociali e la straordinaria biodiversità umana e naturale di un territorio che comprende dieci comuni tra la Valle Subequana e la Media Valle dell’Aterno. Santilli accompagna il lettore lungo un percorso che intreccia geografia, antropologia, memoria collettiva e osservazione contemporanea. Il Monte Sirente emerge così non soltanto come elemento paesaggistico, ma come simbolo identitario capace di raccontare la resilienza delle aree interne abruzzesi, il rapporto tra uomo e montagna e il valore di una cultura popolare che rischia di scomparire sotto il peso dello spopolamento e dell’omologazione. Nel libro trovano spazio le storie di boscaioli, allevatori, carbonai, agricoltori e artigiani, figure che hanno costruito nei secoli il tessuto umano dell’Appennino centrale. Ampia attenzione viene dedicata anche al fiume Aterno, alle sue acque e alle attività che per generazioni hanno segnato la vita economica e sociale della valle. Il progetto editoriale non si limita però alla pubblicazione del volume. Attorno al libro ruota infatti un articolato lavoro di promozione territoriale che comprende un documentario, una cartina letteraria illustrata e contenuti multimediali pensati per valorizzare le emergenze storiche, artistiche e produttive dell’area. Un’iniziativa che punta a trasformare la conoscenza del territorio in uno strumento concreto di rilancio culturale e sociale. Secondo l’autore, il progetto nasce dalla necessità di restituire dignità e centralità a una parte d’Abruzzo troppo a lungo considerata marginale. Un territorio fragile, ma ricco di risorse umane, ambientali e culturali, che può ancora costruire il proprio futuro partendo dalle radici e dalla consapevolezza della propria identità. L’iniziativa è stata realizzata dall’associazione Civitas Superequani insieme alle Edizioni Menabò-D’Abruzzo, con il sostegno della Fondazione Hubruzzo, del Parco Regionale Sirente Velino e di numerosi comuni dell’area. Dopo la presentazione romana ospitata a Palazzo Valentini lo scorso aprile, il progetto sta attirando l’attenzione anche a livello nazionale, confermando il crescente interesse verso le aree interne e le storie custodite nei piccoli paesi dell’Appennino.





























