
La storia di Janice Cole: l’America, Sulmona e il mistero del cognome
SULMONA —A volte basta un viaggio di un giorno per cambiare tutto. È quello che è accaduto aJanice Cole, americana di origini abruzzesi, quando nel 2016 mise piede per la prima volta a Sulmona. Non sapeva ancora che quella visita, nata quasi per caso durante un soggiorno a Roma, avrebbe riacceso una storia familiare rimasta sospesa per generazioni: quella del cognomeMalvesti, o forseMalvestuto, e dei bisnonni emigrati negli Stati Uniti all’inizio del Novecento.



Janice è nata e cresciuta in California, ma la parte italiana della sua famiglia vive da decenni nella zona diQuincy, appena fuori Boston, Massachusetts. È lì che, durante una conversazione con la zia Judy, ha sentito per la prima volta nominare Sulmona come luogo d’origine dei suoi bisnonni.
«C’era confusione sul cognome», racconta. «Non erano sicuri se fosseMalvesti,MalvestitioMalvestuto. Ma più cercavamo, più sembrava che il nome giusto fosse proprioMalvestuto.»




Il suo bisnonno si chiamavaAntonio, la bisnonnaAnna Mariani. Il nonno,John Malvesti, è una figura molto conosciuta a Quincy: sargente della polizia cittadina, fratello di quattro tenenti dei vigili del fuoco, protagonista di una celebre fotografia pubblicata suLife Magazinenel 1938 mentre si tuffa in una cava locale. A Quincy c’è una strada che porta il suo nome, una caserma dei pompieri dedicata alla famiglia e diverse foto esposte nei ristoranti della città.



«Il nome Malvesti è molto conosciuto da noi», dice Janice con orgoglio. «Ma io volevo capire da dove venisse davvero.»

«Me ne sono completamente innamorata», ricorda Janice parlando della sua prima visita a Sulmona. La piazza, le montagne, le chiese, i colori: tutto le sembrava familiare, come se quel luogo la stesse aspettando.
Tra i ricordi più vividi c’è una piccola chiesa affacciata sulla piazza, riconoscibile per le sue piastrelle verdi e bianche a forma di conchiglia. «Quel punto mi ha rubato il cuore», racconta. «Ogni volta che torno, passo sempre lì.»
Da quel momento, Sulmona è diventata una tappa fissa. Janice è tornata con il marito, poi con i fratelli, i fratellastri, un’amica di famiglia, il patrigno. «Ogni anno siamo tornati almeno una volta. È uno dei miei posti preferiti al mondo.»
Tra i tanti episodi che custodisce, ce n’è uno che racconta con un sorriso:
«Ero in un negozio di scarpe. La signora mi chiese come conoscessi Sulmona, e le dissi che la mia famiglia viene da qui. Dopo aver pagato, mi fermò e disse: “Aspetta, ho un regalo per te”. Mi fece scegliere un braccialetto. È questo che indosso ancora oggi.»
Un gesto semplice, ma per Janice simbolo di un’accoglienza che definisce «dolce, autentica, speciale».
Nonostante sia cresciuta lontano dal nonno John, Janice ha mantenuto un legame profondo con la sua storia grazie al prozio Louie, vissuto fino a 101 anni. «Ogni volta che venivo a Sulmona lo chiamavo in videochiamata per mostrargli la città. Lui non era mai stato qui, ma era felice di vedere i luoghi dei suoi genitori.»


Sulmona e Quincy, per Janice, sono due poli della stessa storia familiare: uno il punto di partenza, l’altro il luogo dove quella storia ha messo radici.
Oggi Janice è membro deiSons and Daughters of Italy in America, dove ha incontrato molte persone con origini abruzzesi. Alcuni hanno persino acquistato una casa proprio in piazza a Sulmona.
Il suo messaggio per chi sogna di ritrovare le proprie origini è semplice e diretto:
«Non abbiate paura. Non rimandate. Il domani non è garantito. Se avete la possibilità di visitare il luogo da cui proviene la vostra famiglia, fatelo. Sentirete subito una connessione. Anche se non ci siete mai stati prima, sembrerà casa.»
Alla fine della nostra conversazione, Janice mostra una foto dei suoi bisnonni,Antonio e Anna. «Magari qualcuno li riconosce», dice. La zia Judy, anni fa, aveva trovato alcuni certificati di battesimo in una chiesa di Sulmona, ma non è riuscita a completare la ricerca.

«Ci sono così tante chiese… non saprei da dove iniziare», confessa Janice. Il suo desiderio è semplice: trovare la casa dei bisnonni, capire com’era la loro vita qui, scoprire se esistono ancora parenti.
Quando è a Sulmona Janice alloggia sempre nel bed and breakfast Sei Stelle di Filippo Frattaroli affacciato sulla piazza. Ogni volta che arriva, sente di tornare in un luogo che le appartiene.
































