
L’Abruzzo negli occhi di Gianni Berengo Gardin: uno sguardo che ha fatto storia
La scomparsa di Gianni Berengo Gardin, avvenuta a Genova all’età di 94 anni, lascia un vuoto profondo nel mondo della fotografia e nella memoria visiva dell’Italia. Maestro indiscusso del bianco e nero, Berengo Gardin ha saputo raccontare il Paese con uno sguardo sobrio, poetico e profondamente umano. Tra i luoghi che hanno segnato la sua carriera, l’Abruzzo occupa un posto speciale: in particolare L’Aquila e Scanno, due città che ha immortalato con intensità e rispetto.









Dopo il devastante terremoto del 2009, Berengo Gardin tornò a L’Aquila per documentare le ferite della città e i ritardi nella ricostruzione. Il suo progetto “L’Aquila prima e dopo”, esposto al Museo di Roma in Trastevere nel 2012, è tra i lavori più toccanti della sua produzione. Le immagini mettono a confronto la vitalità della città prima del sisma con il silenzio sospeso del dopo: palazzi puntellati, strade deserte, volti assenti. “Era un modo per raccontare il senso di esilio quotidiano che vive chi è stato sradicato dal proprio luogo”, spiegava.
Scanno, il borgo montano già celebrato da Cartier-Bresson e Giacomelli, ha trovato in Berengo Gardin un interprete sensibile e profondo. Le sue fotografie restituiscono l’essenza del paese: anziane donne vestite di nero, bambini sulle scalinate, atmosfere sospese tra tradizione e silenzio. Questo legame viscerale con Scanno è stato riconosciuto ufficialmente nel 2016, quando il Comune gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Il sindaco Pietro Spacone sottolineò come le sue immagini abbiano contribuito a diffondere il nome del paese in contesti internazionali di grande prestigio.
Con oltre 260 libri pubblicati e più di 360 mostre personali, Berengo Gardin ha lasciato un archivio immenso di oltre due milioni di negativi. La sua fotografia è sempre stata strumento di indagine sociale, come nel celebre reportage “Morire di classe” sui manicomi italiani, realizzato con Carla Cerati sotto la guida di Franco Basaglia. Ma è anche uno sguardo che ha saputo cogliere la bellezza fragile della quotidianità, come nel caso dell’Abruzzo.
La sua Leica ha raccontato l’Italia con onestà e autenticità. E se oggi Scanno lo piange come cittadino onorario, L’Aquila lo ricorda come testimone delle sue ferite, l’Abruzzo tutto lo celebra come uno dei suoi più grandi narratori visivi. Le sue immagini continueranno a parlare, a commuovere, a far riflettere. Perché come lui stesso diceva: “Bisognava raccontare la condizione ancora prima della malattia”.






























