
Domani, 9 luglio, L’Aquila si farà porto di parole e silenzi che arrivano da lontano. Alle 18, nella cornice intima della Residenza d’epoca culturaleLe cancelle di Welcome AQ, verrà presentatoUna bussola per bandiera. Poesie dopo Gaza, il nuovo libro di Simone Sibilio, poeta e docente di Lingua e Letteratura araba all’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’incontro, organizzato dall’Associazione culturaleWelcome AQcon il presidente Andrea Spacca, vedrà un dialogo aperto tra l’autore e l’editrice Valeria Di Felice. Ma, come spesso accade con la poesia, a parlare davvero saranno i versi: ferite aperte e carezze di carta per chi sa ascoltare. Nelle pagine di Sibilio, le macerie di Gaza diventano spartito. “Si può ancora fare poesia dopo l’orrore?” — si chiede Adorno, rilanciato da Giuseppe Conte nella sua introduzione. La risposta è sì: perché la poesia serve quando tutto il resto crolla. Tra le righe si sente l’eco di Mahmud Darwish, poeta palestinese di resistenza e amore per la vita. Si cammina tra “pagine senza gambe” e “parole senza ritorno”, mentre la metrica stessa pare inciampare sulle rovine di un’umanità in bilico. Come ricorda Vincenzo Mascolo nella postfazione,Una bussola per bandieraè un viaggio dentro il nostro tempo: una mappa per chi ha perso casa, patria, pace. Una voce — anzi, molte voci — che finge di parlare da dentro i campi profughi, le strade polverose, le valigie sempre pronte di chi non sa più dove fermarsi. Simone Sibilio non è nuovo a questo ponte tra mondi: arabista, traduttore di grandi poeti come Muhammad al-Fayturi e Najwan Darwish, sta tessendo da anni un filo tra la poesia araba e la nostra lingua. I suoi versi, tradotti a loro volta in arabo, inglese e francese, continuano a viaggiare come messaggeri di un pensiero semplice e difficile insieme: ogni uomo ha diritto a una terra, a un tetto, a una parola. Senza distinzioni di razza, colore o bandiera. E forse è proprio qui che la poesia, anche dopo Gaza, trova la sua direzione: in quella bussola che indica non solo un luogo, ma una possibilità di restare umani.






























