
L’Aquila, Piazza Duomo: il tartufo d’Abruzzo parla al mondo
Tre giorni intensi, oltre 35.000 visitatori, decine di aziende e un entusiasmo palpabile: la quarta edizione della Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo – Dal respiro alla terra ha trasformato Piazza Duomo in un palcoscenico globale, dove il profumo del tartufo si è intrecciato con le voci di buyers provenienti da Arabia Saudita, Australia, Polonia, Lituania e molti altri Paesi.
Non è stata solo una festa popolare, ma un vero e proprio laboratorio di internazionalizzazione. Accordi già avviati con i mercati polacco e lituano, interessamenti concreti dall’Arabia Saudita per tartufo e zafferano, contatti promettenti con l’Inghilterra per birra artigianale e liquori, e con l’Australia per il vino. Un mosaico di opportunità che conferma come l’agrifood abruzzese, forte della sua qualità e del suo packaging curato, sia pronto a conquistare nuove frontiere.
Il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, non ha nascosto la soddisfazione:
“Il nostro evento ora compete con manifestazioni storiche come Alba e Acqualagna. Abbiamo dimostrato che l’internazionalizzazione si affronta facendo squadra, muovendosi come sistema di filiera”.
Parole che risuonano come un riconoscimento al lavoro di decine di piccole aziende, capaci di trasformare la passione per il territorio in un volano economico e occupazionale.

















La fiera è stata anche un racconto corale: Ivo Pignatelli di Sulmona ha sottolineato l’importanza dei contatti esteri per chi già esporta oltreoceano. I fratelli Minchilli di San Salvo hanno portato il loro tartufo nero in olio evo e il lardo al tartufo, accolti con entusiasmo. Ugo Serafini di Atessa ha rimarcato il ruolo delle istituzioni nel dare finalmente visibilità al settore. Davide Di Santo ha conquistato i palati con la marmellata di uva “scrucchiata”, simbolo dell’Alto Vastese. Lo zafferano di Mattia Sabatini ha brillato accanto al tartufo, mentre la Birra Nabò di Edy Natale ha trovato nella IPA l’abbinamento perfetto. I liquori tipici di Scuppoz hanno chiuso in dolcezza, e i formaggi dei Fratelli Gargano hanno rafforzato il senso di filiera. Un caleidoscopio di sapori che ha mostrato la ricchezza di un Abruzzo capace di raccontarsi attraverso i suoi prodotti.
Non solo degustazioni: la fiera ha intrecciato agrifood e turismo con gli spazi dedicati alle Grotte di Stiffe e alla Via Verde dei Trabocchi, ha coinvolto scuole e associazioni tartuficole, e ha offerto momenti di approfondimento scientifico con il convegno sul futuro del tartufo d’Abruzzo.
Le masterclass degli chef William Zonfa e Davide Nanni, la presentazione della nuova Docg Casauria, e la guida ai migliori panettoni artigianali hanno arricchito un programma che ha saputo unire tradizione e innovazione.
La sensazione condivisa da produttori e istituzioni è che la fiera sia ormai entrata nel novero degli appuntamenti di riferimento in Italia. In soli quattro anni, l’Aquila ha saputo costruire un evento che non è più secondo a nessuno, capace di attrarre pubblico da fuori regione e di aprire porte sui mercati internazionali.
Il tartufo, oro nero e bianco, insieme allo zafferano, oro rosso, diventano così ambasciatori di un Abruzzo che guarda lontano, senza dimenticare le radici.










