
L’Aquila, un viaggio nell’anima del teatro nō: alla Fondazione De Marchis l’arte delle maschere con Udaka Keiko

Prosegue il percorso di scoperta e approfondimento dedicato al teatro nō all’interno della mostraImmaginare l’invisibile, l’esposizione di Fabio Massimo Fioravanti che racconta oltre trentacinque anni di lavoro del fotografo italiano sul più antico teatro giapponese ancora praticato.
Sabato23 maggio alle ore 18.00, laFondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocreospiterà un nuovo appuntamento del programma, inserito nel cartellone deL’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026e sostenuto dal Comune dell’Aquila nell’ambito della manifestazione七転び八起き – Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. L’iniziativa gode inoltre del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italiae dell’Istituto Giapponese di Cultura.
Ospite d’eccezione dell’incontro saràUdaka Keiko, maestra scultrice appartenente a una delle famiglie più autorevoli nella tradizione del nō. La sua presenza offrirà al pubblico un’occasione rara: comprendere da vicino la complessità e la raffinatezza della creazione di una maschera, elemento centrale di questa forma teatrale.
Keiko illustrerà il processo che unisce tecnica, spiritualità e sensibilità estetica, mostrando come la tradizione si rinnovi attraverso una continua, ma misurata, evoluzione. Le maschere nō – scolpite nel legno, leggere, essenziali – sono strumenti capaci di trasformare il volto dell’attore e di evocare emozioni sottili, sospese tra visibile e invisibile.
A seguire, nel cortile diPalazzo Cappa Cappelli, il pubblico assisterà a una performance diMonique Arnaud, tra le massime studiose e interpreti europee del teatro nō. Un momento performativo che permetterà di percepire la forza evocativa di questa arte, in cui gesto, canto, musica e poesia si fondono in un linguaggio essenziale e profondamente simbolico.
Il teatro nō, nato oltre settecento anni fa, è una delle più alte espressioni dell’estetica giapponese. Le sue storie affondano nei miti e nella spiritualità, popolati non solo da uomini e donne – vivi o spiriti – ma anche da divinità, demoni, animali sacri e persino essenze vegetali.
Ogni personaggio sale sul palco per condividere un frammento del proprio destino, un’emozione intensa che lo spettatore è chiamato a riconoscere e a sentire come propria. La trasmissione orale, da maestro a discepolo, ha permesso al nō di attraversare i secoli mantenendo intatta la sua identità, pur aprendosi a nuove sensibilità contemporanee.
La mostra di Fioravanti, cuore della manifestazione, accompagna il visitatore in un viaggio visivo dentro il mondo del nō: volti, maschere, gesti, silenzi, atmosfere sospese. Un lavoro che documenta, interpreta e restituisce l’essenza di un’arte che vive nell’intervallo tra ciò che appare e ciò che si intuisce.































