
L’AQUILA – È un messaggio limpido e diretto quello che ha attraversato l’Auditorium del Rettorato questa mattina, durante l’inaugurazione dell’anno accademico del Gran Sasso Science Institute: “Senza l’università l’Italia non ha futuro”. Parole della professoressa Giovanna Iannantuoni, economista, già rettrice dell’Università Milano-Bicocca e prima donna alla guida della CRUI, che ha tenuto la lezione inaugurale della scuola dottorale aquilana. Un intervento appassionato in cui ha difeso il valore dell’autonomia della ricerca e l’importanza di investire nel sistema universitario come leva di sviluppo economico e sociale. “Parliamo di nove miliardi e mezzo investiti nelle università – ha spiegato – spesso considerati una spesa. Ma possiamo davvero pensare che l’Italia cresca senza conoscenza, innovazione e talenti?” Domanda che arriva insieme a un dato spesso sottovalutato: oltre metà degli studenti universitari proviene da famiglie senza un titolo di studio superiore, segno che l’università resta il più potente ascensore sociale. “Non è una casta chiusa, è una porta aperta sul mondo – ha aggiunto – e la rete capillare degli atenei permette ai territori di generare idee e innovazione lì dove servono”.


Il tema della crescita è stato il filo conduttore della cerimonia, aperta dalla rettrice del GSSI Paola Inverardi, che ha ripercorso l’evoluzione dell’istituto nato nel 2012 come simbolo di rinascita post-sisma e divenuto oggi una realtà scientifica internazionale, radicata nel cuore della città ma competitiva su scala globale. Con 5 dottorati, 220 studenti (quasi la metà internazionali), 89 docenti e ricercatori e 84 milioni di fondi competitivi ottenuti, il GSSI rappresenta uno dei poli scientifici più giovani e dinamici del Paese. “Siamo qui, nel centro dell’Aquila, perché crediamo che la ricerca debba essere vista e vissuta – ha dichiarato Inverardi – ma la nostra sfida è nel mondo. E solo una comunità libera di pensare e discutere può contribuire davvero alla pace e al progresso, soprattutto in tempi complessi come questi”. Un appello che si intreccia con il tema dell’autonomia universitaria, ricordata come condizione essenziale: non solo risorse, ma anche la libertà di definire strategia e governance. La giornata si è chiusa con un momento di forte emozione: il ricordo del professor Edoardo Alesse, rettore emerito dell’Università dell’Aquila, scomparso due mesi fa. “In dieci anni non c’è stata una volta che Edoardo non fosse accanto a me”, ha detto Inverardi con commozione, raccogliendo un lungo applauso della sala. Sul palco sono intervenuti anche lo studente Rodrigo Torres Saavedra, rappresentante della comunità studentesca, ed Ernesto Finocchi per il personale amministrativo, a testimonianza della pluralità di voci che compongono la vita dell’istituto. Un’inaugurazione che ha ricordato a tutti che la ricerca non è un costo, ma un investimento sulla possibilità stessa di immaginare il domani.









